I FRATELLI DI GESU’ NELLA PATRISTICA

I FRATELLI DI GESU’ NELLA PATRISTICA

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Gesù con i suoi dodici Apostoli sul Monte degli Ulivi
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1) I FRATELLI DI GESU’ NELLA PATRISTICA
 
Qui sono riportate preziose testimoniaze  sui fratelli di Gesù, dai primi Padri della Chiesa.
 
Oltre al Nuovo Testamento, altre citazioni dell’espressione “fratelli di Gesù”, o comunque riferite a suoi presunti parenti,
si ritrovano in Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, scritta in greco e databile tra il 323 e il 326.
Nella sua opera, fondamentale nello studio della storia della Chiesa primitiva, Eusebio riporta quanto scritto da due autori cristiani più antichi,
Egesippo, vissuto nel II secolo in Palestina, e Sesto Giulio Africano.
 
Egesippo, citato da Eusebio, parla di Cleofa fratello di Giuseppe (il padre di Gesù), ed in seguito aggiunge:
 
‘καὶ μετὰ τὸ μαρτυρῆσαι Ἰάκωβον τὸν δίκαιον’e                                                             dopo l’essere martirizzato Giacomo il Giusto,
‘ὡς καὶ ὁ κύριος ἐπὶ τῷ αὐτῷ λόγῳ’                                                                               come anche il Signore, secondo lo stesso racconto,
‘πάλιν ὁ ἐκ θείου αὐτοῦ’                                                                                                  ancora il (figlio ) dello zio di lui (del Signore ),
‘Συμεὼν ὁ τοῦ Κλωπᾶ καθίσταται ἐπίσκοπος’Simeone,                                                  il (figlio ) di Clopa, sedette vescovo,
‘ὃν προέθεντο πάντες’il quale proposero tutti,’ὄντα ἀνεψιὸν τοῦ κυρίου δεύτερον’.         essendo cugino del Signore secondo
(Traduzione letterale).
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Sesto Giulio Africano, uno scrittore dell’inizio del terzo secolo, fa riferimento ai presunti parenti di sangue di Gesù,
 che erano a quel tempo ancora vivi, chiamandoli desposini (dal greco δεσπόσυνοι, plurale di δεσπόσυνος,
 che significa “di o appartenente al maestro o al signore”). Alcuni di questi desposini, secondo Sesto Giulio Africano e altri autori paleocristiani,
hanno occupato, anche in una fase relativamente tardiva, posizioni di speciale prestigio nella Chiesa cristiana delle origini.
 
Un’altra citazione in merito è rintracciabile in San Girolamo che, rispondendo a Elvidio per cui i ‘fratelli’ erano fratelli carnali,
 scrive nel suo De Viris illustribus: «Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto,
alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un’altra moglie ma a me pare piuttosto il figlio di Maria,
 sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro».
 
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I riferimenti di Sesto Giulio Africano ai Desposini sono conservati nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea:
« Poiché i familiari carnali di nostro Signore, o per il desiderio di vantarsi, o semplicemente desiderando dichiarare un fatto,
 ma in ogni caso fedelmente, hanno tramandato il seguente racconto…
Ma dato che erano state conservate negli archivi fino a quel momento le genealogie degli Ebrei ,
così come di coloro che fanno risalire la loro linea di sangue fino ai proseliti, come Achior l’Ammonita e Ruth la Moabita,
e a coloro che si erano mescolati agli Israeliti ed erano fuggiti dall’Egitto con essi,
Erode, poiché la linea di sangue degli Israeliti non costituì alcun vantaggio per lui,
e dato che egli fu incitato dalla coscienza della propria vile estrazione,
 bruciò tutti i documenti relativi alla propria genealogia,
 ritenendo che potesse apparire di nobile origine se nessun altro fosse stato in grado, attraverso i registri pubblici,
 di far risalire la propria linea di sangue indietro nel tempo fino ai patriarchi o ai proseliti, e a quelli mescolati con essi,
che erano chiamati Geore. Alcuni dei più attenti, avendo ottenuto i registri privati da loro stessi,
sia ricordando i nomi o prelevandoli in qualche altro modo dai registri,
sono orgogliosi di preservare la memoria della loro nobile estrazione. Tra questi ci sono quelli già citati,
chiamati Desposini, per i rapporti con la famiglia del Salvatore. Provenienti da Nazara e Cochaba, villaggi della Giudea,
ed essendosi diffusi in altre parti del mondo, essi ricavarono la predetta genealogia dalla memoria,
 e dal libro delle registrazioni giornaliere quanto più possibile fedelmente.
Se quindi il fatto è questo o meno nessuno è in grado di fornire una spiegazione migliore,
in base alla mia opinione, e quella di un’altra persona sincera. E questo deve bastarci, poiché,
sebbene noi possiamo reclamare alcuna testimonianza a suo sostegno, non abbiamo niente di meglio o di più vero da offrire.
Ad ogni modo i Vangeli affermano la verità. ” E alla fine della stessa epistola egli aggiunge queste parole:
“Matthan, che discendeva da Salomone, generò Giacobbe. E quando Matthan morì, Melchi, che discendeva da Nathan generò Elia dalla stessa donna.
Elia e Giacobbe furono pertanto fratelli uterini. Elia morì senza figli, per cui Giacobbe procreò a lui dei, generando Giuseppe,
suo figlio per la natura, ma figlio di Elia per la Legge. Così Giuseppe fu figlio di entrambi.” »
(Eusebio)
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Dichiarazioni di Egesippo
Eusebio preservò anche un estratto da un’opera di Egesippo (c.110-c.180),
che scrisse cinque libri (andati perduti tranne che per qualche citazione riportata da Eusebio) di Commentari sugli Atti della Chiesa.
L’estratto fa riferimento al periodo che va dal regno di Domiziano (81-96) a quello di Traiano (98-117):
« Dei congiunti del Signore, sopravvivevano ancora i due nipoti di Giuda, che era considerato suo parente carnale.
Essi furono denunciati come appartenenti alla famiglia di Davide, ed Evocato li condusse davanti a Domiziano Cesare:
perché quell’imperatore temeva l’avvento di Cristo, come era capitato a Erode.
Egli chiese dunque loro se erano parte della famiglia di Davide; ed essi confessarono di esserlo.
Quindi egli chiese loro che proprietà avessero o quanto denaro possedessero.
Entrambi risposero che possedevano solo 9000 denari tra tutti e due, ciascuno di essi possedendo metà della somma;
ma dissero anche che non li possedevano in liquidi, ma come stima di un terreno che essi possedevano,
consistente in 100 plethra (pari a circa 3500 metri), dalla quale dovevano pagare le tasse, e che mantenevano con il loro lavoro.
 A questo punto essi sporsero in fuori le loro mani mostrando, come prova del loro lavoro manuale, la ruvidezza della loro pelle,
e i calli cresciuti sulle loro mani a causa del loro costante lavoro.
Richiesti quindi di parlare di Cristo e del Suo regno, quale fosse la sua natura, e quando e dove sarebbe apparso,
essi dissero che esso non era di questo mondo, né della terra, ma appartenente alla sfera del cielo e degli angeli,
e che avrebbe fatto la sua comparsa alla fine dei tempi, quando Egli sarebbe tornato in gloria, a giudicare i vivi e i morti,
 e a rendere a ciascuno secondo il corso della propria vita.
A questo punto Domiziano non li condannò, ma li trattò con disprezzo, perché troppo poco degni di considerazione, e li mandò liberi.
Contestualmente emise un ordine, e mise fine alle persecuzioni contro la Chiesa.
Quando essi furono rilasciati essi divennero capi delle chiese, come era naturale nel caso di coloro che erano al contempo martiri e congiunti del Signore.
 E, dopo la restituzione della pace alla Chiesa, le loro vite si prolungarono fino al regno di Traiano. »
(Eusebio)
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La dichiarazione di Egesippo dice che i due Desposini che vennero portati davanti a Domiziano divennero ” capi delle chiese “.
Anche in un’epoca precedente, Giacomo, noto come “fratello del Signore”, e che si dice fu premiato con una speciale apparizione da parte di Gesù risorto,
 fu, con San Pietro un capo della chiesa a Gerusalemme e, quando Pietro partì, Giacomo appare come la principale autorità,
 e fu tenuto in grande considerazione dai Giudeo-cristiani.Egesippo riporta che egli fu giustiziato dal Sinedrio nel 62 d.C.
È possibile che altri eventuali parenti di Gesù godessero di qualche forma di responsabilità all’interno delle vicine comunità Cristiane,
fino a che tutti i Giudei furono espulsi dalla regione dopo la rivolta Giudea durante il regno di Adriano.
 
Vi è inoltre un’altra citazione nella Storia Ecclesiastica di Eusebio, riferita a Giacomo:
« In quel tempo Giacomo, detto fratello del Signore, poiché anch’egli era chiamato figlio di Giuseppe,
e Giuseppe era padre di Cristo e la Vergine sua promessa sposa, la quale, prima che fossero venuti a stare insieme,
si trovò incinta per opera dello Spirito Santo, come insegna il sacro testo evangelico, questo stesso Giacomo,
dunque, soprannominato dagli antichi anche il Giusto in virtù dei suoi meriti, fu il primo, dicono, ad occupare il trono episcopale della Chiesa di Gerusalemme »
 
Testimonianze per singolo fratello; Giacomo, Giuseppe, Simone, Giuda.
 
Giacomo
Giacomo “fratello” di Gesù (Marco 6,3-4;Matteo 13,55-56), che secondo Eusebio di Cesarea (St. Eccl. 1,12,1;1,12,4 en;
St Eccl. 2,23,4 en) e Giuseppe Flavio coincide con il Giacomo che guidò la comunità cristiana di Gerusalemme (Atti 12,17;15,13;21,18;Galati 1,19;2,9).
 In Galati 1,19 è da Paolo definito ‘apostolo’. Dalla tradizione successiva (v. St Eccl. 2,23,4 en, vedi anche il De Viris illustribus di Girolamo),
 venne chiamato Giusto. Eusebio di Cesarea lo identifica come il Giacomo autore dell’omonima lettera (St Eccl. 2,23,25 en),
 dove nell’incipit di tale scritto si autoidentifica come ‘servo’ di Gesù Cristo, non ‘fratello’. Sempre Eusebio di Cesarea (St. Ecc. 2,1,2),
 riporta che “era chiamato figlio di Giuseppe”, facendosi portavoce dell’antica interpretazione degli αδελφόι come fratellastri.
 
Giuseppe
Giuseppe-Ioses, “fratello” di Gesù (Marco 6,3-4;Matteo 13,55-56)
Giuseppe-Ioses, fratello di Giacomo il Minore (Marco 15,40;Matteo 27,56), figlio di un’anonima Maria (Marco 15,40;15,47;Matteo 27,56)
 che nella tradizionale teoria delle tre donne è identificata con la Maria moglie di Clèofa (Giovanni 19,25).
Simone
Simone” ‘fratello’ di Gesù. Eusebio di Cesarea ne fornisce informazioni particolarmente utili: succedette a Giacomo nella guida della comunità di Gerusalemme;
 fu figlio di Klopa (Clèofa); soprattutto, “fu cugino (ανεψιός), come dicono (verbo femì), del Salvatore, infatti Egesippo ricorda che Clopa fu fratello di Giuseppe”(St. Eccl. 3,11,2 en).
 Le stesse informazioni sono contenute in St. Eccl. 4,22,4 en dove Eusebio cita ancora Egesippo, secondo il quale dopo il martirio di Giacomo il Giusto “Simone,
 il figlio dello zio del Signore, Klopa, fu nominato vescovo successore. Tutti lo proposero come secondo vescovo poiché era cugino (ανεψιός) del Signore”.
Giuda
Giuda, “servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo” (1,1), autore della Lettera di Giuda,
è generalmente identificato come “fratello” di Gesù.Giuda “fratello” di Gesù (Marco 6,3-4;Matteo 13,55-56).
 Eusebio di Cesarea ne parla dicendo “che si dice (verbo kalèo) fosse fratello (αδελφός) del Signore secondo la carne (κατὰ σάρκα)”.
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I FRATELLI DI GESU’ ERANO SUOI CUGINI

 
 
 
2) I COSI’ DETTI FRATELLI DI GESU’ IN REALTA’ SONO SUOI CUGINI
 
Testimonianza di Egesippo
 

Egesippo (110 c.ca – 180 c.ca),  fu uno scrittore cristiano del II secolo che scrisse contro le eresie.

 È venerato come santo dalla Chiesa cattolica: il martirologio romano ne riporta la commemorazione il 7 aprile.

Viene considerato il primo autore post-apostolico, probabilmente originario della Palestina e conoscitore del greco,

dell’ebraico e del siriaco. Visse a Roma durante il papato di Aniceto fino a quello di Eleuterio e sembra abbia scritto la “Storia degli Atti Ecclesiastici”.

Le sue opere sono andate perdute, a parte alcuni passaggi citati da Eusebio, che ci dice che scrisse Hypomnemata (Memorie) in cinque libri,

 in uno stile semplicissimo sulla tradizione della predicazione Apostolica. Egesippo era anche conosciuto da Girolamo di Dalmazia.

 I suoi scritti intendevano confutare lo gnosticismo e l’eresia di Marcione. Si riferì principalmente alla tradizione,

 come parte integrante degli insegnamenti che erano stati tramandati dalla successione dei vescovi,

dando così molte informazioni sui primi vescovi che altrimenti sarebbero andate perse.

Eusebio dice che Egesippo era un ebreo convertito, poiché citava dall’ebraico, conosceva il Vangelo degli Ebrei e un Vangelo siriaco,

 e citò anche delle tradizioni giudaiche non scritte. Sembra che sia stato a Corinto e a Roma,

 raccogliendo di volta in volta le dottrine delle varie chiese che visitava, e accertandosi che fossero in conformità con Roma,

cosi come riporta quest’estratto: “E la Chiesa di Corinto rimase nella vera Parola finché Primus fu vescovo dei Corinti,

questi li conobbi durante il mio viaggio verso Roma, e rimasi con i Corinti per molti giorni, durante i quali fummo rinfrescati con la vera Parola.

 Quando arrivai a Roma, ho scritto la successione dei vescovi fino ad Aniceto, e a Sotero Eleutero.

 E in ogni successione e in ogni città tutto funziona secondo le ordinanze della Legge, e i Profeti, e il Signore”.

 

Egesippo racconta tante cose sui famigliari di Gesù, e svela il mistero dei così detti fratelli di Gesù.

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Dal Vangelo secondo San Matteo 13: 54-58;

Visita a Nazaret

([53]Terminate queste parabole, Gesù partì di là [54]e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva:

 «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? [55]Non è egli forse il figlio del carpentiere?

Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?

 [56]E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?».

 [57]E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».

 [58]E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità. )

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Questi che sono chiamati fratelli di Gesù; Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, non sono figli di Giuseppe e Maria,

 genitori di Gesù, né figli di Giuseppe con un precedente matrimonio.

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Secondo Egesippo, sarebbero figli di Cleopa, fratello di Giuseppe, e di Maria di Cleofa una sorella, o cugina,o cognata di Maria, madre di Gesù.

Egesippo afferma, dopo aver parlato di Giacomo “fratello” di Gesù, che Simone era “ancora figlio di Clopa, zio del Signore” e “secondo cugino del Signore”,
 intendendo implicitamente Giacomo come “figlio di Clopa” e “cugino del Signore” (cit. in Eusebio, SE 4,22,4).

  quindi è storico che un fratello di Gesù, Simone sia figlio di Cleopa, ora Giacomo il Giusto, si dice sia fratello a questo Simone di Cleopa, quindi i così detti fratelli di Gesù;

Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda sono figli di Cleopa, fratello di Giuseppe, padre putativo di Gesù, quindi i così detti fratelli, sono in realtà cugini di Gesù e non fratelli.

Epistola di Giuda 1: 1, qui Giuda afferma anche di essere fratello di Giacomo.

Non ha nessun fondamento evangelico o storico che i così detti fratelli di Gesù siano suoi veri fratelli o fratellastri.

Maria madre di Gesù, non ha atri figli tranne Gesù, infatti Gesù prima di morire l’affida al suo apostolo prediletto Giovanni; Vangelo di San Giovanni 19:27;

questo non sarebe accaduto se Maria avesse altri figli. Per quanto riguarda Giuseppe non è possibile, che quando sposò Maria fosse vedovo, con figli,

 né avesse un altra sposa oltre Maria, poiché Maria la madre di Gesù, doveva essere affidata ad un uomo pio e casto, degno di lei, e di Gesù, il Figlio di Dio.

Poi nei Vangeli, durante l’infanzia di Gesù, si capisce che la sua famiglia comprende solo Maria e Giuseppe, non compaiono fratellastri di Gesù,

questo accade nel tardivo e leggendario Protovangelo di Giacomo, che da studi specialistici, risulta falso, almeno riguardo storia e geografia della Palestina.

Storicamente, la testimonianza di Egesippo è la più credibile.

Quindi Maria, madre di Giacomo e Giuseppe; (V.Matteo 27:56; V.Marco15:40; V.Luca 24:10),non sarebbe Maria madre di Gesù, ma la sua perente,

Maria moglie di Cleofa; V.Giovanni 19:25.

San Gerolamo, visse in Palestina, conosceva tutto su Gesù, è stabilì che i così detti fratelli di Gesù, erano figli di Cleofa fratello di Giuseppe, padre putativo di Gesù.

Il più antico e sistematico enunciatore di tale teoria è Girolamo che, rispondendo a Elvidio per cui i ‘fratelli’ erano fratelli carnali , scrive nel suo De Viri illustribus:
« Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto, alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un’altra moglie,

ma a me pare piuttosto il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro. »

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3) I FRATELLI DI GESU’ SONO I FIGLI DI CLEOFA
Simone è figlio di Cleofa, fratello di Giuseppe,secondo Esegippo
 Giacomo è fratello di Gesù in Galati 1,10, Egesippo dice che è figlio di Cleofa fratello di Giuseppe.
Giuda è fratello di Giacono in Giuda 1,1
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Maria di Cleofa di Giovanni 19,25 è sicuro la sposa di Cleofa, fratello di Giuseppe, quindi è madre di Simone e Giacomo.
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Maria di Cleofa, è la Maria detta madre di Giacomo e Giuseppe, che è presente alla crocifissione, in Matteo 27,56; in Marco 15,40;
in Luca 24, 10, infatti mentre in Giovanni presso la croce c’è Maria di Cleofa, citata come sorella ( cognata) della Madre di Gesù,
Matteo, Marco e Luca, hanno Maria di Giacomo e Giuseppe.
Quindi Maria di Cleofa, è madre di Simone, Giacomo e Giuseppe, e siccome Giuda è fratello di Giacomo, Giuda è pure suo figlio.
Quindi i fratellidi Gesù, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda,
citati in Matteo 13,55, in Marco 6,3, sono figli di Cleofa fratello di Giuseppe, e sua moglie viene chiamata Maria di Cleofa
 e cognata della madre di Gesù in Giovanni,
 e Maria di Giacomo e Giuseppe in Matteo e Marco.
 
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4) ALFEO NON E’ PARENTE DI GESU’

La tesi che identifica Alfeo con Cleofa, non ha alcun fondamento nelle scritture.
Questa tesi è stata inventata, per sostenere che gli Apostoli Giacomo di Alfeo
e Giuda Taddeo erano fratelli-cugini di Gesù.
Ma questa tesi è ridicola, infatti l’Apostolo Matteo si chiamava Levi figlio di Alfeo;
V.Marco 2:14. Quindi Matteo il publicano sarebbe fratello-cugino di Gesù.

Nei Testi Antichi abbiamo questa verità, in Recogn., const. apost., di Eusebio,
si specifica che in passato Giacomo figlio d’Alfeo; (V.Matteo10:3 ; V.Marco 3: 18; V.Luca 6: 15 )

fu ritenuto come Apostolo, mentre Giacomo il parente del Signore uno dei settanta discepoli.
 
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TRE FRATELLI FRA GLI APOSTOLI SECONDO LA TRADIZIONE CATTOLICA
La tradizione cattolica ha identificato tre dei quattro fratelli con gli apostoli Giacomo di Alfeo, Giuda Taddeo (o di Giacomo),
Simone Zelota. Questa triplice identificazione però, che non viene chiaramente ed esplicitamente affermata dalle fonti neotestamentarie,
 non è del tutto sicura e le valutazioni degli studiosi contemporanei sono variegate: gli esegeti cattolici sono (tendenzialmente) possibilisti,
mentre quelli protestanti scindono i sei personaggi. Il problema è poi strettamente correlato con l’identificazione di Alfeo con Cleofa .
A favore dell’identificazione vi è innanzitutto l’affermazione di Gal 1,19: “degli apostoli non vidi nessun altro, se non [oppure: ma soltanto] Giacomo, il fratello del Signore”.
Il passo viene comunemente inteso e tradotto nel senso che Paolo definisce con l’epiteto apostolo Giacomo, il “fratello” del Signore.
 L’interpretazione più immediata porta a identificarlo pertanto con l’apostolo Giacomo di Alfeo.
Alcuni però (Chapmann, p. 423 n. 2; Blinzler, p. 145) interpretano il titolo in senso lato:
Giacomo, come altri personaggi neotestamentari (Paolo Rm 1,1;1Cor 1,1;Ef 1,1;Col 1,1; Barnaba At14,14;
 Andronico e Giunia Rm16,7; Sila e Timoteo 1Ts 1,1;2,6; Apollo 1Cor4,6.9) sarebbe indicato col titolo onorifico pur non facendo parte della cerchia dei dodici.
 
Girolamo sostiene contro Elvidio che i “fratelli” erano cugini materni di Gesù, figli di Alfeo e Maria di Cleofa, sorella di Maria madre di Gesù.
Girolamo però non identifica Alfeo con Cleofa, sebbene alcuni studiosi contemporanei, errando, hanno sostenuto che lo avesse fatto.
Nelle sue argomentazioni Girolamo non tiene conto dell’improbabilità di due sorelle con lo stesso nome e non considera le informazioni di Egesippo,
 circa Clopa (Alfeo-Cleofa) come zio paterno di Gesù.
La successiva tradizione cristiana occidentale, mentre quella orientale è stata dominata dalla teoria dei fratellastri,
 è stata segnata dall’interpretazione dei cugini di Girolamo fino all’inizio del ‘900:
Agostino (354-430);Beda (672/673–735);Pascasio Roberto (m. c.a 859); Cristiano di Stablo (m. dopo 880); Anselmo di Laon (m. 1117);
 Bruno da Segni (m. 1123); Rupert di Deutz (m. 1129/30);Zaccaria Crisopolitano (m. c.a 1155); Tommaso d’Aquino (1225-1274).
Degno di nota è un accenno di Giovanni Crisostomo che sembra sostenere, attorno al 395, la teoria dei cugini chiamando Giacomo “il figlio di Klopa,
 come fa l’evangelista”, sebbene altrove sostenga la teoria dei fratellastri figli di Giuseppe . Data l’epoca tardiva è improbabile che disponesse di una fonte privilegiata.
 Verosimilmente ha ripreso l’ipotesi dei cugini identificando, come Girolamo non fa, Cleofa con Alfeo.
L’influenza di Girolamo è possibile anche su Teodoreto da Cirro (c.a 393–457) che indica Giacomo come cugino di Gesù, figlio di Cleofa e della sorella della madre di Gesù.
Il magistero cattolico, in particolare nel Catechismo della Chiesa cattolica n. 500, si è pronunciato riaffermando l’interpretazione dei cugini ,
ma non ha espresso pareri circa l’identificazione di Cleofa-Alfeo e il legame di questi, come anche dell’ “altra Maria”,
 con la sacra famiglia. Quanto a Giacomo, il Concilio di Trento lo ha definito apostolo ed autore di Gc (Sessione 14a del 25 novembre 1551, DS 1695).
Cathopedia
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Quindi vediamo che sono interpretazioni errate, che i fratelli di Gesù fossero Apostoli, e che l’Apostolo Giacomo di Alfeo sia il fratello di Gesù.
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I NOMI DEI DODICI APOSTOLI
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Matteo 10: 2-4
10:2 I nomi dei dodici apostoli sono questi: il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello;
10:3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo;
10:4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.
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Marco 3. 1619
3:16 Costituì dunque i dodici, cioè: Simone, al quale mise nome Pietro;
3:17 Giacomo, figlio di Zebedeo e Giovanni, fratello di Giacomo, ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figli del tuono;
3:18 Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo
3:19 e Giuda Iscariot, quello che poi lo tradì.
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Luca 6: 14-16
6:14 Simone, che chiamò anche Pietro, e suo fratello Andrea; Giacomo e Giovanni; Filippo e Bartolomeo;
6:15 Matteo e Tommaso; Giacomo, figlio d’Alfeo, e Simone, chiamato Zelota;
6:16 Giuda, figlio di Giacomo, e Giuda Iscariota, che divenne traditore.
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Atti 1: 13
1:13 Quando furono entrati, salirono nella sala di sopra dove di consueto si trattenevano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea,
Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo.
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5) I FRATELLI DI GESU’ NON ERANO FRA I DODICI APOSTOLI
  I Vangeli indicano chiaramente che i fratelli parenti di Gesù non erano i suoi dodici Apostoli ;
V.Giovanni 2: 11-12, vediamo che dopo il miracolo di Cana, Gesù si reca a Cafarnao, insieme a sua Madre,
 i suoi fratelli e i suoi discepoli. Rimasero insieme molti giorni.
V.Giovanni 7:3-10, vediamo che questi parenti non hanno molta fede in Gesù, è viaggiano separatamente
da lui, che invece è sempre con i dodici  Apostoli.
 Infatti mentre Gesù è con i suoi Apostoli, vediamo che i fratelli parenti vanno a trovarlo, V.Matteo12: 46-47, V.Marco 3:21; 3: 31.
Un altro esempio, dopo l’Ascensione di Gesù, gli Apostoli pregavano insieme alle donne,e si univano
a loro anche Maria madre di Gesù e i suoi fratelli; Atti1:13-14.
Un altro esempio è in; I Corinti 9:5.
Qui sono indicati gli Apostoli separatamente dai fratelli del Signore.
E’ tanto chiaro che i fratelli parenti di Gesù non sono suoi Apostoli, e non sono compresi nei dodici.
Nelle Epistole vediamo che Pietro si presenta come Apostolo, mentre Giacomo e Giuda parenti
di Gesù, si definiscono suoi servi; Epistola di Giacomo 1: 1;
 Epistola di Giuda 1: 1, qui Giuda afferma anche di essere fratello di Giacomo.
 
Giuda fratello di Giacomo si riferisce agli apostoli come se si trattasse di un gruppo al quale non appartiene:
“Ma voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. Essi vi dicevano:
Alla fine dei tempi vi saranno impostori, che si comporteranno
secondo le loro empie passioni.” (Gd vers. 17-18)
Giacomo,  viene chiamato Apostolo; Gal 1,19: “degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore”.  
 Ma anche altri personaggi neotestamentari  sono chiamati apostoli, (Paolo Rm 1,1;1Cor 1,1;Ef 1,1;Col 1,1; Barnaba At 14,14;
 Andronico e Giunia Rm16,7; Sila e Timoteo 1Ts 1,1;2,6; Apollo 1Cor4,6.9) pur non facendo parte della cerchia dei dodici.
 
Pietro Rossano, Vescovo e biblista, nel commento a Galati 2:9 dice: “Giacomo, il fratello, cioè parente, cugino del Signore, si deve distinguere da Giacomo di Zebedeo,
 detto il Maggiore, e da Giacomo di Alfeo, entrambi del collegio dei Dodici. Presiedeva con grande autorevolezza la comunità di Gerusalemme.”
Fedele Pasquero, sacerdote e biblista, sembra escludere che sia Giacomo sia Giuda (gli scrittori delle Lettere) fossero apostoli: infatti nella Introduzione alla Lettera di Giacomo scrive:
“L’autore di questa lettera si presenta come Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, Giacomo 1:1.
 
Nei Testi Antichi abbiamo questa verità, in Recogn., const. apost., di Eusebio,
si specifica che in passato Giacomo figlio d’Alfeo; (V.Matteo10:3 ; V.Marco 3: 18; V.Luca 6: 15 )

fu ritenuto come Apostolo, mentre Giacomo il parente del Signore uno dei settanta discepoli.
 
Vediamo che nella storia ecclesiastica di Eusebio viene specificato che Taddeo è uno dei 72 discepoli,
 mentre in certi apocrifi come gli Atti di Tommaso in greco, Taddeo viene scambiato per un Giuda Tommasofratello del Signore.
Comunque i Padri della chiesa credevano che Taddeo fosse l’apostolo Giuda figlio di Giacomo, infatti questo è chiaro dai Vangeli Sinottici.
 Giuda fratello del Signore si presenta nella sua lettera come fratello di Giacomo e non come suo figlio.
Molti in passato hanno attribuito a Simone lo Zelota parecchie identità, che era Natanaele, Giuda-Taddeo.
Ma ecco una prova che Simone lo Zelota non è parente del Signore; vediamo che il parente del Signore,
 Simone figlio di Cleopa, è morto crocifisso dai Romani a Gerusalemme, a 120 anni
sotto Traiano. Egesippo che racconta la sua storia non dice che era un Apostolo, uno dei dodici.
Vediamo invece che per quanto riguarda l’Apostolo Simone lo Zelota, esistono molte leggende apocrife,
che lo vogliono martire in terre lontane, secondo molte tradizioni sarebe morto martire di spadanelle regioni del Caucaso.
 
La Chiesa Ortodossa distingue tra Giacomo d’Alfeo e Giacomo “fratello del Signore” detto il Giusto, mentre la Chiesa Cattolica li considera la stessa persona. La seconda interpretazione vede in Giacomo uno dei membri del collegio dei Dodici, la prima lo pone invece all’esterno.
La Chiesa d’Oriente distingue tuttora tra l’apostolo e il vescovo di Gerusalemme, sulla base di una tradizione introdotta da scritti pseudoclementini (Ipotiposi, VI),
 tra la fine del II e l’inizio del III secolo e seguita in particolare da Eusebio di Cesarea e Giovanni Crisostomo,
 ma non da altri numerosi Padri greci;
 mentre per la Chiesa d’Occidente il Concilio di Trento ha affermato l’identità dell’uno con l’altro.
Analisi a cura del Centro Anti-Blasfemia
 
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 6) IL TERMINE ADELFOS NELLA BIBBIA
Anche l’esegesi storico-critica moderna ha ribadito che dietro il termine greco del Nuovo Testamento per fratello,
 “adelfòs”, c’è l’aramaico “aha” e l’ebraico “ah” e questi termini possono significare sia il fratello, sia il cugino, sia il nipote, sia l’alleato,
 ma anche il membro della stessa tribù, il discepolo, ed anche il “prossimo” in generale, sempre che appartenente alla stessa città o nazione.
 Nell’ebraico moderno, ancora oggi, non esiste un termine per distinguere il fratello dal cugino e quindi gli israeliani devono ricorrere ad espressioni del tipo:
 “figlio della stessa madre” (o dello stesso padre). Nell’Antico Testamento sono innumerevoli i casi in cui la parola fratello, in ebraico “ah”,
è usata per indicare le parentele o i legami più svariati. Nella Genesi Abramo chiama il nipote Lot “fratello” (Gn 13, 8) e così anche Labano fa col nipote Giacobbe (Gn 29, 15).
Anche Paolo usa spessissimo il termine “fratello” per indicare una comunanza spirituale o un legame che non è quello carnale e familiare.
Il noto biblista Gianfranco Ravasi considera l’espressione “fratelli del Signore” che troviamo in Atti 1, 14, oppure in 1 Corinzi 9, 5,
come la designazione di un gruppo ben definito, ossia i cristiani di origine giudaica legati al clan nazaretano di Cristo
(sarebbe la setta nominata da Paolo in Atti 24, 14 e che Gesù stesso, in Gv 20, 17, avverte della sua risurrezione mandando loro Maria di Magdala).
 
 
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7) DIBATTITO NEI PRIMI SECOLI SUI FRATELLI DI GESU’
 
Il riferimento all’espressione “fratelli di Gesù” fu utilizzato, a partire dalla seconda metà del IV secolo, in relazione al dogma della perpetua verginità di Maria.
Le comunità che svilupparono questa teoria, contrassegnate successivamente come eretiche dai Padri della Chiesa, sostenevano l’esistenza di veri fratelli carnali di Gesù,
quindi figli di Maria. Tertulliano fu verosimilmente tra i primi autori a mettere in discussione la perpetua verginità di Maria, madre di Gesù,
ed è citato da vari autori moderni come un probabile o “aperto” sostenitore dell’esistenza dei fratelli di Gesù. Tuttavia dalla traduzione delle sue opere Contro Marcione,
La carne di Cristo, Sulla monogamia, Sulla velazione delle vergini, non si ravvisano espliciti riferimenti ai fratelli di Gesù intesi come figli di Maria,
 il che lascia supporre che la diatriba non sorse prima della seconda metà del IV secolo. Tra le prime predicazioni che confutavano la verginità di Maria attribuendole altri figli,
appunto fratelli di Gesù, si ricorda infatti quella di Eunomio, vescovo di Cizico ed uno dei principali esponenti dell’arianesimo che, nel 360,
riconosceva a Gesù fratelli e sorelle carnali incontrando la confutazione teologica di San Basilio prima e di sant’Epifanio dopo.
Altro esponente vicino all’arianesimo che sostenne la tesi dei fratelli di Gesù fu Elvidio, classificato tra gli eretici da Sant’Agostino,
 la cui predicazione, partendo dall’assunto che Maria aveva avuto parecchi figli, intendeva dimostrare che la verginità non è superiore al matrimonio,
e che quindi Maria andrebbe lodata anche come “madre di famiglia esemplare”.
 La confutazione delle tesi di Elvidio avvenne, tra gli altri, ad opera di San Girolamo,
 che rispose  a Elvidio, per cui i ‘fratelli’ erano fratelli carnali.
 San Girolamo scrive nel suo De Viri illustribus:
« Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto, alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un’altra moglie,
 ma a me pare piuttosto il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro. »
 
Sempre nel IV secolo Bonoso, vescovo Naisso, negò la perpetua verginità di Maria, madre di Gesù, incontrando l’opposizione di sant’Ambrogio,
 il quale scrisse nel merito anche una lettera ai vescovi dell’Illiria. Successivamente Gioviniano rilanciò le stesse argomentazioni e fu contrastato da sant’Ambrogioe da Agostino.
Successivamente alla contestazione degli eretici, l’interpretazione dei “fratelli di Gesù” come cugini restò dominante nella Chiesa occidentale a partire dalla fine del IV secolo .
Cassiodoro (485-580) considera questa interpretazione come acquisita, e i teologi del Medioevo la accolsero con poche eccezioni,
alcuni,nel Seicento, argomentarono che Giacomo il Giusto non era la stessa persona di Giacomo figlio di Alfeo,
 ma non sembra avessero elaborato una teoria chiara e completa sui fratelli di Gesù.
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8)I FRATELLI DI GESU’ SECONDO LE DIVERSE CHIESE CRISTANE
Nel credo originario cattolico e ortodosso, Maria soltanto viene considerata genitrice di sangue, esprimendo la verità di fede della Verginità perpetua di Maria,
Giuseppe solo un padre putativo, e il resto come parenti stretti, come fratellastri o cugini. Secondo l’impostazione protestante,
i desposini comprendono sua madre Maria, suo cugino Giovanni Battista (Luca), e i suoi possibili fratelli. Nel credo ebionita,
Giuseppe fu considerato come padre biologico di Gesù[senza fonte].
I cristiani danno interpretazioni divergenti di su quali potessero essere i rapporti tra i membri della famiglia di Gesù nominati in 13:55 e 6:3.
La Chiesa Cristiana d’Oriente, seguendo Eusebio e Sant’Epifanio, ritiene che essi fossero figli di Giuseppe avuti da una (non tramandata) prima moglie.
All’interno della Chiesa Cattolica Romana, molti concordano che essi fossero cugini di Gesù, figli dell’altra Maria, moglie di Cleopa,
quelli appunto menzionati sulla base di 15:40, 16:1, 19:25 e 1. Egesippo disse che Clopa era il fratello di Giuseppe, e Simone era cugino di Gesù.
 I simboli di fede originali concordano con la tradizione secondo la quale Maria rimase perpetuamente vergine, non avendo pertanto altri figli biologici prima o dopo Gesù.
Mentre i riformati Lutero, Calvino e Zwingli così come dal fondatore del Metodismo Wesley, hanno affermato la verginità perpetua di Maria,
 la maggior parte dei Protestanti del XXI secolo ritiene che questi familiari fossero figli biologici di Maria e Giuseppe.
Con la Riforma Protestante l’interpretazione sui fratelli carnali di Gesù riemerse, ma non subito. I primi riformati infatti mantennero la tradizionale,
 posizione della Chiesa Cattolica e quindi di San Girolamo, con le sole eccezioni di Ugo Grozio (che preferiva la soluzione dei fratellastri di Epifanio in auge nella Chiesa orientale)
e Hammond (1660). Fu quindi nel XVIII secolo che l’interpretazione dei fratelli di Gesù come cugini fu messa in discussione dai riformati,
che riproposero la teoria di Elvidio dei fratelli carnali , fino ad arrivare a Theodor Zahn. Quasi tutte le chiese del variegato mondo protestante
 e dei Testimoni di Geova avallano questa posizione.
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9) IL DIBATTITO NELL’ESEGESI MODERNA
Secondo il biblista francese Frédéric Manns, “solo Gesù nei vangeli è detto figlio di Maria”, e i cosiddetti fratelli di Gesù “non vengono mai chiamati figli e figlie di Maria”.
 Lo stesso autore sottolinea come “Gesù non avrebbe mai affidato sua madre a Giovanni ai piedi della croce se avesse avuto altri fratelli di sangue”.
Inoltre se Maria avesse avuto altri figli “non avrebbe mai potuto lasciare i suoi per stabilirsi coi discepoli”. Probabilmente, conviene Manns,
i “fratelli di Gesù” erano “figli di una Maria che non era la madre di Gesù”.
Sulla stessa posizione il teologo Francesco Trisoglio, secondo cui i “fratelli di Gesù” sarebbero i figli di Cleopa, fratello di San Giuseppe e, poiché Giuseppe morì presto,
 “Maria e Gesù si unirono alla famiglia del parente più prossimo”, i cui figli, “cresciuti insieme a Gesù, furono naturalmente dalla popolazione chiamati fratelli
e sorelle anche perché in aramaico mancava un termine proprio per indicare i cugini”.
Anche il teologo belga Jean Galot ha preso posizione nel dibattito: secondo questo autore “se i fratelli di Gesù non fossero stati dei cugini avrebbero dovuto essere più giovani di Gesù”,
 in quanto il vangelo lo definisce primogenito, mentre “si consta che essi si comportano da fratelli maggiori soprattutto quando esprimono l’intenzione di ricondurre a casa Gesù (Mc 3,21.21-35)”. Galot sottolinea come Gesù è chiamato “il figlio di Maria” come se ve ne fosse uno solo (Mc 6,3), e “due dei fratelli, Giacomo e Simone,
sono figli di un’altra Maria (Mt 27,56 e Mc 15,40)”. Per Galot è probabile che Maria madre di Giacomo e Giuseppe sia identica a Maria moglie di Cleofa (Gv 19,25):
ella era cognata di Maria madre di Gesù, “infatti, secondo le informazioni fornite da Egesippo, bene al corrente della tradizione di Gerusalemme, Cleofa era il fratello di Giuseppe. Giacomo e Giuseppe sarebbero quindi cugini di Gesù, e sembra probabile che Simone e Giuda appartengano alla stessa famiglia benché non si possa avere certezza su questo punto”.
Per Roberto Coggi, teologo domenicano, “che i fratelli di Gesù siano cugini risulta da numerosi indizi”, e cita, tra gli altri, il fatto che “i fratelli risultano formare un gruppo numeroso:
in 13,55 si parla di 4 fratelli e di ‘tutte le sue sorelle’. L’espressione ‘tutte’, come fa notare San Girolamo, si dice solo di una moltitudine”. Coggi sottolinea che Giacomo e Giuseppe “fratelli di Gesù” (Mt 13,55) “sono figli di una Maria discepola di Cristo (Cfr Mt 27,56) la quale è designata in modo significativo come ‘l’altra Maria’ (Cfr. Mt 28,1)”.
Tra gli autori, i biblisti e gli esegeti russi, o comunque riconducibili al mondo degli ortodossi, trova invece ampio riscontro la tesi di Epifanio,
secondo cui Giuseppe, padre di Gesù, ebbe almeno 6 figli in un suo precedente matrimonio. Tra gli autori russi che si ritrovano su questa posizione si ricordano Bieliaev,
il vescovo Alexis Novoslov, Jaroscevsky, Glubokovsky, Orlin ed altri.
 
 
 
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Dal Centro Anti-Blasfemia
 

GESU’ E I SUOI FAMIGLIARI ERANO GIUDEI DISCENDENTI DEL RE DAVID

GESU’ E I SUOI FAMIGLIARI ERANO GIUDEI DISCENDENTI DEL RE DAVID

 
GESU’ VISSE A NAZARETH INSIEME ALLA SUA PIA FAMIGLIA DAVIDICA
 
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I NONNI E BISNONNI DI GESU’ ERANO SANTI EBREI 
 
Matteo 1: 15-16
 
 
1:15 Eliud generò Eleàzaro; Eleàzaro generò Mattan; Mattan generò Giacobbe;
1:16 Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.
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Luca 3: 23-25
 
3:23 Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, di Eli,
3:24 di Mattàt, di Levi, di Melchi, di Iannài, di Giuseppe,
3:25 di Mattatìa, di Amos, di Naum, di Esli, di Naggai,

 
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Vediamo che in Matteo, Giuseppe è figlio di Giacobbe, il quale è figlio di Mattan, il quale è figlio di Eleazaro.
 Vediamo che in Luca , Giuseppe è figlio di Eli, il quale è figlio di Mattat, il quale è figlio di Levi.
 
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Gli studiosi dicono che la genealogia di Matteo segue Giuseppe, mentre Luca segue Maria, allora questo Eli che sarebbe padre di Giuseppe in Luca è il padre di Maria, dagli Apocrifi sappiamo che il padre di Maria si chiamava Gioacchino
 
 
MA  LA SPIEGAZIONE PIU’ VERA SULLA DIFFERENZA TRA LE DUE GENEALOGIE DI MATTEO E LUCA La maggior parte degli interpreti sia antichi che moderni ritiene che i due Evangelisti riferiscano entrambi la genealogia di S. Giuseppe, e per spiegare le divergenze ricorrono alla legge del levirato (Dt 25,5-10; Mt 22,24ss.), la quale voleva che se un uomo fosse morto senza figli, il suo più prossimo parente ne dovesse sposare la vedova, e il primo figlio che fosse nato venisse considerato come figlio del defunto, a cui succedeva nei diritti e nell’eredità.
  Se perciò Giuseppe secondo S. Matteo è figlio di Giacobbe e secondo S. Luca invece è figlio di Eli, ciò proviene dal fatto che Giacobbe ed Eli erano due fratelli solo da parte di madre.
Morto Giacobbe senza lasciar figli, Eli sposò la vedova cognata e generò Giuseppe, il quale, benché figlio naturale di Eli, dalla legge però veniva considerato come figlio di Giacobbe.
S. Matteo quindi riferirebbe la genealogia legale di Gesù, mentre S. Luca riporterebbe la reale.

  Giulio Africano che fu il primo a dare questa spiegazione, dice di averla ricevuta dagli stessi parenti di Gesù, che ancora vivevano.
Questa opinione è più probabile.

Ad ogni modo i Vangeli affermano la verità. ” E alla fine della stessa epistola egli aggiunge queste parole:
“Matthan, che discendeva da Salomone, generò Giacobbe. E quando Matthan morì, Melchi, che discendeva da Nathan generò Elia dalla stessa donna.
Elia e Giacobbe furono pertanto fratelli uterini. Elia morì senza figli, per cui Giacobbe procreò a lui dei, generando Giuseppe,
suo figlio per la natura, ma figlio di Elia per la Legge. Così Giuseppe fu figlio di entrambi.” »
(Eusebio)

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ELI E’ UN NOME EBRAICO MOLTO COMUNE NEL PRESENTE E NEL PASSATO
Eli, in lingua ebraica: עלי, ʻEli, ʻĒlî, che significa “Ascensione” o “Dio è il più alto/Dio in alto”; in greco antico, Ηλί, Ēli; in latino Heli (…),
 fu, secondo il Libro di 1 Samuele 1: 3, un Sommo sacerdote ebraico in Silo.

 

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LA SACRA FAMIGLIA

 
Gesù fanciullo insieme ai suoi genitori, erano una famiglia umile e pia
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I genitori di Gesù, Maria  e Giuseppe erano di Nazareth, della casa di David, Maria al momento del concepimento era una giovane fanciulla,

Gesù nacque per opera dello Spirito Santo,( i genitori di Maria sono San Gioacchino e Sant’Anna secondo la Tradizione).

Giovanni Battista è l’ultimo profeta del Vecchio Testamento, il Santo Messaggero mandato da Dio per preparare la via al Messia, San Giovanni Battista è cugino di Gesù, e i suoi genitori sono il sacerdote Zaccaria ed Ellisabetta cugina di Maria madre di Gesù.

Nel Nuovo Testamento, Gesù è il Figlio di Dio, Dio incarnato, santissimo e purissimo, il Messia atteso dal popolo eletto, il Salvatore del mondo venuto sulla terra a salvare l’uomo dal peccato. Gesù non ha moglie e figli,  Gesù essendo Dio non vuole e non può sposarsi, Gesù però ha una bellissima sposa la Chiesa, poi Gesù chiede a chi puo’ di rimanere vergine.

Gli Apostoli e i fratelli di Gesù sono tutti santi e pieni di virtu’, non erano mai stati guerrieri.

Gesù era ebreo, e la sua famiglia era ebrea dalle origini, discendente dal Re David, non aveva legami con gente pagana, egiziana e romana.

La famiglia di Gesù era ebrea e osservante, si recavano ogni anno a Gerusalemme per il rito pasquale, erano apparentati con Zaccaria un sacerdote del Tempio.

Il figlio di Zaccaria, Giovanni il Battista visse come un santo asceta, dopo che Gesù ascese al Cielo, anche i suoi fratelli divennero capi della chiesa,

la famiglia di Gesù erano dei Santi. Gesù all’inizio della sua missione si rivolse solo agli ebrei, ancora i tempi non erano maturi per predicare ai pagani, cosa che avvenne dopo che Lui ascese in cielo.

 

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MARIA DI NAZARETH EBBE SOLO UN FIGLIO GESU’ E  I FRATELLI DI GESU’ SONO FIGLI DI MARIA DI CLEOFA CHE ERA SUA COGNATA

 

Vediamo nel Vangelo di Giovanni, che presso la croce c’era la Santa Vergine Maria e anche Maria di Cleofa, sua cognata; Giovanni 19: 25.

 

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 I FRATELLI DI GESU’ SONO I FIGLI DI CLEOFA

 

Simone è figlio di Cleofa, fratello di Giuseppe, secondo Esegippo

 

 Giacomo è fratello di Gesù in Galati 1,10, Egesippo dice che è figlio di Cleofa fratello di Giuseppe.

 

Giuda è fratello di Giacono in Giuda 1,1

 

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Maria di Cleofa di Giovanni 19,25 è sicuro la sposa di Cleofa, fratello di Giuseppe, quindi è madre di Simone e Giacomo.

 

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Maria di Cleofa, è la Maria detta madre di Giacomo e Giuseppe, che è presente alla crocifissione, in Matteo 27,56; in Marco 15,40;

 

in Luca 24, 10, infatti mentre in Giovanni presso la croce c’è Maria di Cleofa, citata come sorella ( cognata) della Madre di Gesù,

 

Matteo, Marco e Luca, hanno Maria di Giacomo e Giuseppe.

 

Quindi Maria di Cleofa, è madre di Simone, Giacomo e Giuseppe, e siccome Giuda è fratello di Giacomo, Giuda è pure suo figlio.

 

Quindi i fratelli di Gesù, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda,

 

citati in Matteo 13,55, in Marco 6,3, sono figli di Cleofa fratello di Giuseppe, e sua moglie viene chiamata Maria di Cleofa

 

 e cognata della madre di Gesù in Giovanni,

 

 e Maria di Giacomo e Giuseppe in Matteo e Marco.

 

 

 

 

 

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Qui sono riportate preziose testimonianze  sui fratelli di Gesù, dai primi Padri della Chiesa.
 
Oltre al Nuovo Testamento, altre citazioni dell’espressione “fratelli di Gesù”, o comunque riferite a suoi presunti parenti,
si ritrovano in Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, scritta in greco e databile tra il 323 e il 326.
Nella sua opera, fondamentale nello studio della storia della Chiesa primitiva, Eusebio riporta quanto scritto da due autori cristiani più antichi,
Egesippo, vissuto nel II secolo in Palestina, e Sesto Giulio Africano.
 
Egesippo, citato da Eusebio, parla di Cleofa fratello di Giuseppe (il padre di Gesù), ed in seguito aggiunge:
 
‘καὶ μετὰ τὸ μαρτυρῆσαι Ἰάκωβον τὸν δίκαιον’e                                                             dopo l’essere martirizzato Giacomo il Giusto,
‘ὡς καὶ ὁ κύριος ἐπὶ τῷ αὐτῷ λόγῳ’                                                                               come anche il Signore, secondo lo stesso racconto,
‘πάλιν ὁ ἐκ θείου αὐτοῦ’                                                                                                  ancora il (figlio ) dello zio di lui (del Signore ),
‘Συμεὼν ὁ τοῦ Κλωπᾶ καθίσταται ἐπίσκοπος’Simeone,                                                  il (figlio ) di Clopa, sedette vescovo,
‘ὃν προέθεντο πάντες’il quale proposero tutti,’ὄντα ἀνεψιὸν τοῦ κυρίου δεύτερον’.         essendo cugino del Signore secondo
(Traduzione letterale).
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Sesto Giulio Africano, uno scrittore dell’inizio del terzo secolo, fa riferimento ai presunti parenti di sangue di Gesù,
 che erano a quel tempo ancora vivi, chiamandoli desposini (dal greco δεσπόσυνοι, plurale di δεσπόσυνος,
 che significa “di o appartenente al maestro o al signore”). Alcuni di questi desposini, secondo Sesto Giulio Africano e altri autori paleocristiani,
hanno occupato, anche in una fase relativamente tardiva, posizioni di speciale prestigio nella Chiesa cristiana delle origini.
 
Un’altra citazione in merito è rintracciabile in San Girolamo che, rispondendo a Elvidio per cui i ‘fratelli’ erano fratelli carnali,
 scrive nel suo De Viris illustribus: «Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto,
alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un’altra moglie ma a me pare piuttosto il figlio di Maria,
 sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro».
 
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I DESPOSINI I DISCENDENTI DI GESU’ PERSEGUITATI DAI ROMANI
 
I riferimenti di Sesto Giulio Africano ai Desposini sono conservati nella Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea:
« Poiché i familiari carnali di nostro Signore, o per il desiderio di vantarsi, o semplicemente desiderando dichiarare un fatto,
 ma in ogni caso fedelmente, hanno tramandato il seguente racconto…
Ma dato che erano state conservate negli archivi fino a quel momento le genealogie degli Ebrei ,
così come di coloro che fanno risalire la loro linea di sangue fino ai proseliti, come Achior l’Ammonita e Ruth la Moabita,
e a coloro che si erano mescolati agli Israeliti ed erano fuggiti dall’Egitto con essi,
Erode, poiché la linea di sangue degli Israeliti non costituì alcun vantaggio per lui,
e dato che egli fu incitato dalla coscienza della propria vile estrazione,
 bruciò tutti i documenti relativi alla propria genealogia,
 ritenendo che potesse apparire di nobile origine se nessun altro fosse stato in grado, attraverso i registri pubblici,
 di far risalire la propria linea di sangue indietro nel tempo fino ai patriarchi o ai proseliti, e a quelli mescolati con essi,
che erano chiamati Geore. Alcuni dei più attenti, avendo ottenuto i registri privati da loro stessi,
sia ricordando i nomi o prelevandoli in qualche altro modo dai registri,
sono orgogliosi di preservare la memoria della loro nobile estrazione. Tra questi ci sono quelli già citati,
chiamati Desposini, per i rapporti con la famiglia del Salvatore. Provenienti da Nazara e Cochaba, villaggi della Giudea,
ed essendosi diffusi in altre parti del mondo, essi ricavarono la predetta genealogia dalla memoria,
 e dal libro delle registrazioni giornaliere quanto più possibile fedelmente.
Se quindi il fatto è questo o meno nessuno è in grado di fornire una spiegazione migliore,
in base alla mia opinione, e quella di un’altra persona sincera. E questo deve bastarci, poiché,
sebbene noi possiamo reclamare alcuna testimonianza a suo sostegno, non abbiamo niente di meglio o di più vero da offrire.
Ad ogni modo i Vangeli affermano la verità. ” E alla fine della stessa epistola egli aggiunge queste parole:
“Matthan, che discendeva da Salomone, generò Giacobbe. E quando Matthan morì, Melchi, che discendeva da Nathan generò Elia dalla stessa donna.
Elia e Giacobbe furono pertanto fratelli uterini. Elia morì senza figli, per cui Giacobbe procreò a lui dei, generando Giuseppe,
suo figlio per la natura, ma figlio di Elia per la Legge. Così Giuseppe fu figlio di entrambi.” »
(Eusebio)
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Dichiarazioni di Egesippo
Eusebio preservò anche un estratto da un’opera di Egesippo (c.110-c.180),
che scrisse cinque libri (andati perduti tranne che per qualche citazione riportata da Eusebio) di Commentari sugli Atti della Chiesa.
L’estratto fa riferimento al periodo che va dal regno di Domiziano (81-96) a quello di Traiano (98-117):
« Dei congiunti del Signore, sopravvivevano ancora i due nipoti di Giuda, che era considerato suo parente carnale.
Essi furono denunciati come appartenenti alla famiglia di Davide, ed Evocato li condusse davanti a Domiziano Cesare:
perché quell’imperatore temeva l’avvento di Cristo, come era capitato a Erode.
Egli chiese dunque loro se erano parte della famiglia di Davide; ed essi confessarono di esserlo.
Quindi egli chiese loro che proprietà avessero o quanto denaro possedessero.
Entrambi risposero che possedevano solo 9000 denari tra tutti e due, ciascuno di essi possedendo metà della somma;
ma dissero anche che non li possedevano in liquidi, ma come stima di un terreno che essi possedevano,
consistente in 100 plethra (pari a circa 3500 metri), dalla quale dovevano pagare le tasse, e che mantenevano con il loro lavoro.
 A questo punto essi sporsero in fuori le loro mani mostrando, come prova del loro lavoro manuale, la ruvidezza della loro pelle,
e i calli cresciuti sulle loro mani a causa del loro costante lavoro.
Richiesti quindi di parlare di Cristo e del Suo regno, quale fosse la sua natura, e quando e dove sarebbe apparso,
essi dissero che esso non era di questo mondo, né della terra, ma appartenente alla sfera del cielo e degli angeli,
e che avrebbe fatto la sua comparsa alla fine dei tempi, quando Egli sarebbe tornato in gloria, a giudicare i vivi e i morti,
 e a rendere a ciascuno secondo il corso della propria vita.
A questo punto Domiziano non li condannò, ma li trattò con disprezzo, perché troppo poco degni di considerazione, e li mandò liberi.
Contestualmente emise un ordine, e mise fine alle persecuzioni contro la Chiesa.
Quando essi furono rilasciati essi divennero capi delle chiese, come era naturale nel caso di coloro che erano al contempo martiri e congiunti del Signore.
 E, dopo la restituzione della pace alla Chiesa, le loro vite si prolungarono fino al regno di Traiano. »
(Eusebio)
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La dichiarazione di Egesippo dice che i due Desposini che vennero portati davanti a Domiziano divennero ” capi delle chiese “.
Anche in un’epoca precedente, Giacomo, noto come “fratello del Signore”, e che si dice fu premiato con una speciale apparizione da parte di Gesù risorto,
 fu, con San Pietro un capo della chiesa a Gerusalemme e, quando Pietro partì, Giacomo appare come la principale autorità,
 e fu tenuto in grande considerazione dai Giudeo-cristiani.Egesippo riporta che egli fu giustiziato dal Sinedrio nel 62 d.C.
È possibile che altri eventuali parenti di Gesù godessero di qualche forma di responsabilità all’interno delle vicine comunità Cristiane,
fino a che tutti i Giudei furono espulsi dalla regione dopo la rivolta Giudea durante il regno di Adriano.
 
Vi è inoltre un’altra citazione nella Storia Ecclesiastica di Eusebio, riferita a Giacomo:
« In quel tempo Giacomo, detto fratello del Signore, poiché anch’egli era chiamato figlio di Giuseppe,
e Giuseppe era padre di Cristo e la Vergine sua promessa sposa, la quale, prima che fossero venuti a stare insieme,
si trovò incinta per opera dello Spirito Santo, come insegna il sacro testo evangelico, questo stesso Giacomo,
dunque, soprannominato dagli antichi anche il Giusto in virtù dei suoi meriti, fu il primo, dicono, ad occupare il trono episcopale della Chiesa di Gerusalemme »
 
Testimonianze per singolo fratello; Giacomo, Giuseppe, Simone, Giuda.
 
Giacomo
Giacomo “fratello” di Gesù (Marco 6,3-4;Matteo 13,55-56), che secondo Eusebio di Cesarea (St. Eccl. 1,12,1;1,12,4 en;
St Eccl. 2,23,4 en) e Giuseppe Flavio coincide con il Giacomo che guidò la comunità cristiana di Gerusalemme (Atti 12,17;15,13;21,18;Galati 1,19;2,9).
 In Galati 1,19 è da Paolo definito ‘apostolo’. Dalla tradizione successiva (v. St Eccl. 2,23,4 en, vedi anche il De Viris illustribus di Girolamo),
 venne chiamato Giusto. Eusebio di Cesarea lo identifica come il Giacomo autore dell’omonima lettera (St Eccl. 2,23,25 en),
 dove nell’incipit di tale scritto si autoidentifica come ‘servo’ di Gesù Cristo, non ‘fratello’. Sempre Eusebio di Cesarea (St. Ecc. 2,1,2),
 riporta che “era chiamato figlio di Giuseppe”, facendosi portavoce dell’antica interpretazione degli αδελφόι come fratellastri.
 
Giuseppe
Giuseppe-Ioses, “fratello” di Gesù (Marco 6,3-4;Matteo 13,55-56)
Giuseppe-Ioses, fratello di Giacomo il Minore (Marco 15,40;Matteo 27,56), figlio di un’anonima Maria (Marco 15,40;15,47;Matteo 27,56)
 che nella tradizionale teoria delle tre donne è identificata con la Maria moglie di Clèofa (Giovanni 19,25).
Simone
Simone” ‘fratello’ di Gesù. Eusebio di Cesarea ne fornisce informazioni particolarmente utili: succedette a Giacomo nella guida della comunità di Gerusalemme;
 fu figlio di Klopa (Clèofa); soprattutto, “fu cugino (ανεψιός), come dicono (verbo femì), del Salvatore, infatti Egesippo ricorda che Clopa fu fratello di Giuseppe”(St. Eccl. 3,11,2 en).
 Le stesse informazioni sono contenute in St. Eccl. 4,22,4 en dove Eusebio cita ancora Egesippo, secondo il quale dopo il martirio di Giacomo il Giusto “Simone,
 il figlio dello zio del Signore, Klopa, fu nominato vescovo successore. Tutti lo proposero come secondo vescovo poiché era cugino (ανεψιός) del Signore”.
Giuda
Giuda, “servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo” (1,1), autore della Lettera di Giuda,
è generalmente identificato come “fratello” di Gesù.Giuda “fratello” di Gesù (Marco 6,3-4;Matteo 13,55-56).
 Eusebio di Cesarea ne parla dicendo “che si dice (verbo kalèo) fosse fratello (αδελφός) del Signore secondo la carne (κατὰ σάρκα)”.
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I FRATELLI DI GESU’ ERANO SUOI CUGINI

 
 
 
2) I COSI’ DETTI FRATELLI DI GESU’ IN REALTA’ SONO SUOI CUGINI
 
Testimonianza di Egesippo
 

Egesippo (110 c.ca – 180 c.ca),  fu uno scrittore cristiano del II secolo che scrisse contro le eresie.

 È venerato come santo dalla Chiesa cattolica: il martirologio romano ne riporta la commemorazione il 7 aprile.

Viene considerato il primo autore post-apostolico, probabilmente originario della Palestina e conoscitore del greco,

dell’ebraico e del siriaco. Visse a Roma durante il papato di Aniceto fino a quello di Eleuterio e sembra abbia scritto la “Storia degli Atti Ecclesiastici”.

Le sue opere sono andate perdute, a parte alcuni passaggi citati da Eusebio, che ci dice che scrisse Hypomnemata (Memorie) in cinque libri,

 in uno stile semplicissimo sulla tradizione della predicazione Apostolica. Egesippo era anche conosciuto da Girolamo di Dalmazia.

 I suoi scritti intendevano confutare lo gnosticismo e l’eresia di Marcione. Si riferì principalmente alla tradizione,

 come parte integrante degli insegnamenti che erano stati tramandati dalla successione dei vescovi,

dando così molte informazioni sui primi vescovi che altrimenti sarebbero andate perse.

Eusebio dice che Egesippo era un ebreo convertito, poiché citava dall’ebraico, conosceva il Vangelo degli Ebrei e un Vangelo siriaco,

 e citò anche delle tradizioni giudaiche non scritte. Sembra che sia stato a Corinto e a Roma,

 raccogliendo di volta in volta le dottrine delle varie chiese che visitava, e accertandosi che fossero in conformità con Roma,

cosi come riporta quest’estratto: “E la Chiesa di Corinto rimase nella vera Parola finché Primus fu vescovo dei Corinti,

questi li conobbi durante il mio viaggio verso Roma, e rimasi con i Corinti per molti giorni, durante i quali fummo rinfrescati con la vera Parola.

 Quando arrivai a Roma, ho scritto la successione dei vescovi fino ad Aniceto, e a Sotero Eleutero.

 E in ogni successione e in ogni città tutto funziona secondo le ordinanze della Legge, e i Profeti, e il Signore”.

 

Egesippo racconta tante cose sui famigliari di Gesù, e svela il mistero dei così detti fratelli di Gesù.

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Dal Vangelo secondo San Matteo 13: 54-58;

Visita a Nazaret

([53]Terminate queste parabole, Gesù partì di là [54]e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva:

 «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? [55]Non è egli forse il figlio del carpentiere?

Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?

 [56]E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?».

 [57]E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».

 [58]E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità. )

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Questi che sono chiamati fratelli di Gesù; Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, non sono figli di Giuseppe e Maria,

 genitori di Gesù, né figli di Giuseppe con un precedente matrimonio.

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Secondo Egesippo, sarebbero figli di Cleopa, fratello di Giuseppe, e di Maria di Cleofa una sorella, o cugina,o cognata di Maria, madre di Gesù.

Egesippo afferma, dopo aver parlato di Giacomo “fratello” di Gesù, che Simone era “ancora figlio di Clopa, zio del Signore” e “secondo cugino del Signore”,
 intendendo implicitamente Giacomo come “figlio di Clopa” e “cugino del Signore” (cit. in Eusebio, SE 4,22,4).

  quindi è storico che un fratello di Gesù, Simone sia figlio di Cleopa, ora Giacomo il Giusto, si dice sia fratello a questo Simone di Cleopa, quindi i così detti fratelli di Gesù;

Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda sono figli di Cleopa, fratello di Giuseppe, padre putativo di Gesù, quindi i così detti fratelli, sono in realtà cugini di Gesù e non fratelli.

Epistola di Giuda 1: 1, qui Giuda afferma anche di essere fratello di Giacomo.

Non ha nessun fondamento evangelico o storico che i così detti fratelli di Gesù siano suoi veri fratelli o fratellastri.

Maria madre di Gesù, non ha atri figli tranne Gesù, infatti Gesù prima di morire l’affida al suo apostolo prediletto Giovanni; Vangelo di San Giovanni 19:27;

questo non sarebe accaduto se Maria avesse altri figli. Per quanto riguarda Giuseppe non è possibile, che quando sposò Maria fosse vedovo, con figli,

 né avesse un altra sposa oltre Maria, poiché Maria la madre di Gesù, doveva essere affidata ad un uomo pio e casto, degno di lei, e di Gesù, il Figlio di Dio.

Poi nei Vangeli, durante l’infanzia di Gesù, si capisce che la sua famiglia comprende solo Maria e Giuseppe, non compaiono fratellastri di Gesù,

questo accade nel tardivo e leggendario Protovangelo di Giacomo, che da studi specialistici, risulta falso, almeno riguardo storia e geografia della Palestina.

Storicamente, la testimonianza di Egesippo è la più credibile.

Quindi Maria, madre di Giacomo e Giuseppe; (V.Matteo 27:56; V.Marco15:40; V.Luca 24:10),non sarebbe Maria madre di Gesù, ma la sua perente,

Maria moglie di Cleofa; V.Giovanni 19:25.

San Gerolamo, visse in Palestina, conosceva tutto su Gesù, è stabilì che i così detti fratelli di Gesù, erano figli di Cleofa fratello di Giuseppe, padre putativo di Gesù.

Il più antico e sistematico enunciatore di tale teoria è Girolamo che, rispondendo a Elvidio per cui i ‘fratelli’ erano fratelli carnali , scrive nel suo De Viri illustribus:
« Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto, alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un’altra moglie,

ma a me pare piuttosto il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro. »

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Bibliografia e Fonti;

Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi e Gnostici diverse edizioni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fonti_storiche_non_cristiane_su_Ges%C3%B9

http://www.uccronline.it/2015/04/19/le-testimonianze-extrabibliche-su-gesu-di-nazareth/#grecoromane

Testimonianze extracristiane

http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2

http://www.gesustorico.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9_storico

I Documenti più antichi del cristianesimo

http://digilander.libero.it/Hard_Rain/

Giuseppe Flavio; Antichità Giudaica, Guerra Giudaica

Ottimi articoli sulla testimonianza cristiana  di Giuseppe Flavio
 
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CENTRO-ANTI-BLASFEMIA
 
Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C, sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!
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 A cura del Centro Anti-Blasfemia
 
 

 

GESU’ E I POI ANCHE GLI APOSTOLI HANNO DOVUTO AFFRONTARE I NEMICI ERODI E I LORO SOSTENTITORI

GESU’ E I POI ANCHE GLI APOSTOLI HANNO DOVUTO AFFRONTARE I NEMICI  ERODI E I LORO SOSTENTITORI
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ERODE IL GRANDE VOLEVA UCCIDERE GESU’ IL BAMBINO DESTINATO AD ESSERE IL RE DEI GIUDEI
Erode il Grande ordinò la strage degli innocenti
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Dal Vangelo secondo San Matteo 2: 1-18
2:1 Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:
2:2 “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo”.
2:3 Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.
2:4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo doveva nascere.
2:5 Essi gli dissero: “In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
2:6 “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele””.
2:7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa;
2:8 e, mandandoli a Betlemme, disse loro: “Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io vada ad adorarlo”.
2:9 Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov’era il bambino, vi si fermò sopra.
2:10 Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.
2:11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.
2:12 Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un’altra via.
2:13 Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire”.
2:14 Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto.
2:15 Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: “Fuori d’Egitto chiamai mio figlio”.
2:16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi.
2:17 Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia:
2:18 “Un grido si è udito in Rama, Un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata,
perché non sono più”.
2:19 Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse:
2:20 “Àlzati, prendi il bambino e sua madre, e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino”.
2:21 Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d’Israele.
2:22 Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea,
2:23 e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.
 
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ERODE ANTIPA FECE UCCIDERE SAN GIOVANNI IL BATTISTA
 
Dal Vangelo secondo San Matteo 14: 1-13
 
14:1 In quel tempo Erode il tetrarca udì la fama di Gesù,
14:2 e disse ai suoi servitori: “Costui è Giovanni il battista! Egli è risuscitato dai morti; perciò agiscono in lui le potenze miracolose”.
14:3 Perché Erode, fatto arrestare Giovanni, lo aveva incatenato e messo in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello;
14:4 perché Giovanni gli diceva: “Non ti è lecito averla”.
14:5 E benché desiderasse farlo morire, temette la folla che lo considerava un profeta.
14:6 Mentre si celebrava il compleanno di Erode, la figlia di Erodiada ballò nel convito e piacque a Erode;
14:7 ed egli promise con giuramento di darle tutto quello che avrebbe richiesto.
14:8 Ella, spintavi da sua madre, disse: “Dammi qui, su un piatto, la testa di Giovanni il battista”.
14:9 Il re ne fu rattristato ma, a motivo dei giuramenti e degli invitati, comandò che le fosse data,
14:10 e mandò a decapitare Giovanni in prigione.
14:11 La sua testa fu portata su un piatto e data alla fanciulla, che la portò a sua madre.
14:12 E i discepoli di Giovanni andarono a prenderne il corpo e lo seppellirono; poi vennero a informare Gesù.
14:13 Udito ciò, Gesù si ritirò di là in barca verso un luogo deserto, in disparte; le folle, saputolo, lo seguirono a piedi dalle città.
 
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ERODE ANTIPA VENNE A SAPERE DI GESU’
 
Dal Vangelo di San Luca 9. 7-9
 
9:7 Erode, il tetrarca, udì parlare di tutti quei fatti; ne era perplesso, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risuscitato dai morti”;
9:8 altri dicevano: “È apparso Elia”; e altri: “È risuscitato uno degli antichi profeti”.
9:9 Ma Erode disse: “Giovanni l’ho fatto decapitare; chi è dunque costui del quale sento dire queste cose?” E cercava di vederlo.
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I SOSTENITORI DI ERODE INSIEME AI FARICEI ERANO CONTRO GESU’
 
Dal Vangelo secondo San Marco  3. 1-7
 
3:1 Poi entrò di nuovo nella sinagoga; là stava un uomo che aveva la mano paralizzata.
3:2 E l’osservavano per vedere se lo avrebbe guarito in giorno di sabato, per poterlo accusare.
3:3 Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Àlzati là nel mezzo!”
3:4 Poi domandò loro: “È permesso, in un giorno di sabato, fare del bene o fare del male? Salvare una persona o ucciderla?” Ma quelli tacevano.
3:5 Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all’uomo: “Stendi la mano!” Egli la stese, e la sua mano tornò sana.
3:6 I farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, per farlo morire.
3:7 Poi Gesù si ritirò con i suoi discepoli verso il mare; e dalla Galilea una gran folla lo seguì.
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ERODE ANTIPA VUOLE UCCIDERE GESU’
Dal Vangelo di San Luca 13: 31-35
13:31 In quello stesso momento vennero alcuni farisei a dirgli: “Parti, e vattene di qui, perché Erode vuol farti morire”.
13:32 Ed egli disse loro: “Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio i demòni, compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno avrò terminato”.
13:33 Ma bisogna che io cammini oggi, domani e dopodomani, perché non può essere che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
13:34 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!
13:35 Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata [deserta]. Io vi dico che non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!””
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GLI ERODIANI INSIEME AI FARISEI METTEVANO GESU’ ALLA PROVA
Dal Vangelo secondo San Marco  13: 13-17
12:13 Gli mandarono alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo con una domanda.
12:14 Essi andarono da lui e gli dissero: “Maestro, noi sappiamo che tu sei sincero, e che non hai riguardi per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? Dobbiamo darlo o non darlo?”
12:15 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro, ché io lo veda”.
12:16 Essi glielo portarono ed egli disse loro: “Di chi è questa effigie e questa iscrizione?” Essi gli dissero: “Di Cesare”.
12:17 Allora Gesù disse loro: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ed essi si meravigliarono di lui.
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ERODE ANTIPA  INCONTRA GESU’ NEL PROCESSO
Gesù davanti Erode Antipa durante il processo
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Dal Vangelo secondo San Luca 23:6-12
23:6 Quando Pilato udì questo, domandò se quell’uomo fosse Galileo.
23:7 Saputo che egli era della giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, che si trovava anch’egli a Gerusalemme in quei giorni.
23:8 Quando vide Gesù, Erode se ne rallegrò molto, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlare di lui;
 e sperava di vedergli fare qualche miracolo.
23:9 Gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla.
23:10 Or i capi dei sacerdoti e gli scribi stavano là, accusandolo con veemenza.
23:11 Erode, con i suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò da Pilato.
23:12 In quel giorno, Erode e Pilato divennero amici; prima infatti erano stati nemici.
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 ERODE AGRIPPA I INIZIO’ LA PERSECUZIONE CONTRO GLI APOSTOLI
Dal Libro degli Atti degli Apostoli 12: 1-19
12:1 In quel periodo, il re Erode cominciò a maltrattare alcuni della chiesa;
12:2 e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.
12:3 Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro. Erano i giorni degli Azzimi.
12:4 Dopo averlo fatto arrestare, lo mise in prigione, affidandolo alla custodia di quattro picchetti di quattro soldati ciascuno; perché voleva farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
12:5 Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa.
12:6 Nella notte che precedeva il giorno in cui Erode voleva farlo comparire, Pietro stava dormendo in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le sentinelle davanti alla porta custodivano il carcere.
12:7 Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendette nella cella. L’angelo, battendo il fianco a Pietro, lo svegliò, dicendo: “Àlzati, presto!” E le catene gli caddero dalle mani.
12:8 L’angelo disse: “Vèstiti, e mettiti i sandali”. E Pietro fece così. Poi gli disse ancora: “Mettiti il mantello e seguimi”.
12:9 Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione.
12:10 Com’ebbero oltrepassata la prima e la seconda guardia, giunsero alla porta di ferro che immette in città, la quale si aprì da sé davanti a loro; uscirono e s’inoltrarono per una strada; e, all’improvviso, l’angelo si allontanò da lui.
12:11 Pietro, rientrato in sé, disse: “Ora so di sicuro che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei”.
12:12 Pietro dunque, consapevole della situazione, andò a casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove molti fratelli erano riuniti in preghiera.
12:13 Dopo aver bussato alla porta d’ingresso, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era
12:14 e, riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse dentro ad annunziare che Pietro stava davanti alla porta.
12:15 Quelli le dissero: “Tu sei pazza!” Ma ella insisteva che la cosa stava così. Ed essi dicevano: “È il suo angelo”.
12:16 Pietro intanto continuava a bussare e, quand’ebbero aperto, lo videro e rimasero stupiti.
12:17 Ma egli, con la mano, fece loro cenno di tacere e raccontò in che modo il Signore lo aveva fatto uscire dal carcere. Poi disse: “Fate sapere queste cose a Giacomo e ai fratelli”. Quindi uscì e se ne andò in un altro luogo.
12:18 Fattosi giorno, i soldati furono molto agitati, perché non sapevano che cosa fosse avvenuto di Pietro.
12:19 Erode lo fece cercare e, non avendolo trovato, processò le guardie, e comandò che fossero condotte al supplizio. Poi scese dalla Giudea e soggiornò a Cesarea.
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L’ULTIMO DELLA DINASTIA DEGLI ERODI CHE EBBE LA CARICA POLITICA  ERODE AGRIPPA II INCONTRO SAN PAOLO
Dal Libro degli Atti degli Apostoli da  25: 13 fino a 26:32
25:13 Dopo diversi giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutare Festo.
25:14 E poiché si trattennero là per molti giorni, Festo raccontò al re il caso di Paolo, dicendo: “Vi è un uomo che è stato lasciato in carcere da Felice,
25:15 contro il quale, quando mi recai a Gerusalemme, i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei sporsero denuncia, chiedendomi di condannarlo.
25:16 Risposi loro che non è abitudine dei Romani consegnare un accusato, prima che abbia avuto gli accusatori di fronte e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa.
25:17 Quando dunque furono venuti qua, senza indugio, il giorno seguente, sedetti in tribunale e ordinai che quell’uomo mi fosse condotto davanti.
25:18 I suoi accusatori si presentarono, ma non gli imputavano nessuna delle cattive azioni che io supponevo.
25:19 Essi avevano contro di lui certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo.
25:20 E io, non conoscendo la procedura per questi casi, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme, e là essere giudicato intorno a queste cose.
25:21 Ma siccome Paolo aveva interposto appello per essere rimesso al giudizio dell’imperatore, ordinai che fosse custodito, finché non l’avrei inviato a Cesare”.
25:22 Agrippa disse a Festo: “Vorrei anch’io ascoltare quest’uomo”. Ed egli rispose: “Domani lo ascolterai”.
25:23 Il giorno seguente, dunque, Agrippa e Berenice giunsero con gran pompa, ed entrarono nella sala d’udienza con i tribuni e con i notabili della città; e, per ordine di Festo, fu condotto Paolo.
25:24 Allora Festo disse: “Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete quest’uomo, a proposito del quale una folla di Giudei si è rivolta a me, in Gerusalemme e qui, gridando che non deve più restare in vita.
25:25 Io però non ho trovato che avesse fatto qualcosa meritevole di morte, e poiché egli stesso si è appellato all’imperatore, ho deciso di mandarglielo.
25:26 Siccome non ho nulla di certo da scrivere all’imperatore, l’ho condotto qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché, dopo questo esame, io abbia qualcosa da scrivere.
25:27 Perché non mi sembra ragionevole mandare un prigioniero, senza render note le accuse che vengono mosse contro di lui”.
26:1 Agrippa disse a Paolo: “Ti è concesso di parlare a tua difesa”. Allora Paolo, stesa la mano, disse a sua difesa:
26:2 “Re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei,
26:3 soprattutto perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che ci sono tra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente.
26:4 Quale sia stata la mia vita fin dalla mia gioventù, che ho trascorsa a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, è noto a tutti i Giudei,
26:5 perché mi hanno conosciuto fin da allora, e sanno, se pure vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, sono vissuto da fariseo.
26:6 E ora sono chiamato in giudizio per la speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri;
26:7 della quale promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. Per questa speranza, o re, sono accusato dai Giudei!
26:8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?
26:9 Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno.
26:10 Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi; e, quand’erano messi a morte, io davo il mio voto.
26:11 E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere.
26:12 Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l’autorità e l’incarico da parte dei capi dei sacerdoti,
26:13 a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio.
26:14 Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo”.
26:15 Io dissi: “Chi sei, Signore?” E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti.
26:16 Ma àlzati, e sta in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora,
26:17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando
26:18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati”.
26:19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste;
26:20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.
26:21 Per questo i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentavano di uccidermi.
26:22 Ma per l’aiuto che vien da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dir nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire, cioè:
26:23 che il Cristo avrebbe sofferto, e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e alle nazioni”.
26:24 Mentr’egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: “Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno”.
26:25 Ma Paolo disse: “Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno.
26:26 Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto.
26:27 O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi”.
26:28 Agrippa disse a Paolo: “Con così poco vorresti persuadermi ad agire da cristiano?”
26:29 E Paolo: “Piacesse a Dio che con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di queste catene”.
26:30 Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro;
26:31 e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: “Quest’uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione”.
26:32 Agrippa disse a Festo: “Quest’uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare”.
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 AGRIPPA II LO INCONTRIAMO DURANTE LA MORTE DI SAN GIACOMO IL GIUSTO FRATELLO DI GESU’
 
Riferimenti a Gesù nelle Antichità Giudaiche.
In due altri passi Giuseppe Flavio fa esplicita menzione di Gesù. Vediamo la prima che troviamo al cap. 20, 199-203.
«Il più giovane Anano tuttavia, del quale ho menzionato più sopra la nomina a sommo sacerdote… apparteneva alla setta dei sadducei, i quali, come già s’è notato in antecedenza, nel giudizio erano più duri e spietati di tutti gli altri Giudei. Per gratificare questa sua durezza di cuore, Anano ritenne di aver trovato già ora, che Festo era morto e Albino non era ancora arrivato (si tratta di due procuratori romani: Porcio Festo governò dal 60 al 62 d.C. e Luccio Albino dal 62 al 64 d.C.), un’occasione propizia. Convocò perciò il sinedrio per il procedimento giudiziario e gli pose dinanzi il fratello di Gesù, che è detto il Cristo, di nome Giacomo, nonché alcuni altri, che egli accusò di trasgressione della legge, e li fece lapidare. Ciò però amareggiò anche i più zelanti osservanti della legge, i quali perciò inviarono in segreto ambasciatori al re (Agrippa II,) con la richiesta di invitare Anano – per iscritto – a non permettersi mai più, in futuro, di combinare azioni simili… Alcuni di loro andarono persino incontro ad Albino che era in cammino da Alessandria e lo informarono che Anano non aveva alcun diritto di convocare il sinedrio per procedimenti giudiziari, senza la sua approvazione… Agrippa peraltro, in seguito a ciò, già tre mesi dopo che aveva assunto la carica lo depose… »
Questo passo è ritenuto autentico dai critici letterari, soprattutto perché Giuseppe cita Gesù solo per precisare l’identità di Giacomo, così come è solito fare lo storico anche con altri personaggi. L’espressione “detto il Cristo” è specificata da Giuseppe per distinguere questo Gesù da altri personaggi con lo stesso nome (>riferimento Guerra Giudaica 6,300-306 pag. 574 Merz), e inoltre è un’espressione tipicamente ebraica e non cristiana. Giuseppe sembra inoltre mostrare stima verso Giacomo che era ritenuto Giusto anche dai giudei, attestando come il sommo sacerdote Anano fu spodestato da Agrippa II per aver condannato a morte Giacomo, il “fratello di Gesù”.
 
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Agrippa II (in latino: Marcus Iulius Agrippa; 28 – 100?) è stato un re vassallo di Roma, figlio di Agrippa I, tetrarca di Calcide dal 50 al 53.
Allevato a Roma, Erode Agrippa non successe al padre alla sua morte nell’anno 44 poiché era troppo giovane e a Roma si decise di far governare la Giudea direttamente tramite un Procuratore. Solo nel 50 ebbe il regno di Calcide nel Libano, alla morte dello zio Erode. Ottenuto l’incarico di nominare i sommi sacerdoti da Claudio (53), rimosse il sacerdote Anano (che aveva fatto condannare ebrei-cristiani) dopo le lamentele degli abitanti di Gerusalemme.
Perse la tetrarchia nel 53, venendogli affidato un regno più vasto, che comprendeva la Batanea, la Traconitide e regioni verso il Libano, cui altre ne aggiunse in seguito Nerone.

https://it.wikipedia.org/wiki/Erode_Agrippa_II

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Bibliografia e Fonti;

Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi e Gnostici diverse edizioni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fonti_storiche_non_cristiane_su_Ges%C3%B9

http://www.uccronline.it/2015/04/19/le-testimonianze-extrabibliche-su-gesu-di-nazareth/#grecoromane

Testimonianze extracristiane

http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2

http://www.gesustorico.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9_storico

I Documenti più antichi del cristianesimo

http://digilander.libero.it/Hard_Rain/

Giuseppe Flavio; Antichità Giudaica, Guerra Giudaica

Ottimi articoli sulla testimonianza cristiana  di Giuseppe Flavio
 
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CENTRO-ANTI-BLASFEMIA
 
Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C, sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!
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 A cura del Centro Anti-Blasfemia
 
 

LA NASCITA DI GESU’ SECONDO I VANGELI APOCRIFI

LA NASCITA DI GESU’ SECONDO I VANGELI APOCRIFI

 
 
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La nascita di Gesù secondo il Protovangelo di Giacomo

 
 
Il Protovangelo di Giacomo è un Vangelo apocrifo, scritto in greco intorno al 150 dopo Cristo.

E’ il primo e più celebre dei Vangeli apocrifi, racconta il periodo che va dal concepimento di Maria fino alla fuga in Egitto, quando Gesù aveva due o tre anni.

Si suddivide in 25 capitoli, che possono essere suddivisi in tre parti, in base all’argomento. L’ultima parte, dal capitolo 17 al 24, racconta della Nascita di Gesù :

Capitolo 17
[1] Venne un ordine dall’imperatore Augusto affinché si facesse il censimento di tutti gli abitanti di Betlemme della Giudea. Giuseppe pensò: “Io farò recensire tutti i miei figli; ma che farò con questa fanciulla? Come farla recensire? Come mia moglie? Mi vergogno. Come mia figlia? Ma, in Israele tutti sanno che non è mia figlia. Questo è il giorno del Signore, e il Signore farà secondo il suo beneplacito”.
[2] Sellò l’asino e vi fece sedere Maria: il figlio di lui tirava la bestia e Giuseppe li accompagnava. Giunti a tre miglia, Giuseppe si voltò e la vide triste; disse tra se: “Probabilmente quello che è in lei la travaglia”. Voltatosi nuovamente, vide che rideva. Allora le domandò: “Che cosa hai, Maria, che vedo il tuo viso ora sorridente e ora rattristato?”. Maria rispose a Giuseppe: “E’ perché vedo, con i miei occhi, due popoli: uno piange e fa cordoglio, l’altro è pieno di gioia e esulta”.
[3] Quando giunsero a metà strada, Maria gli disse: “Calami giù dall’asino, perché quello che è in me ha fretta di venire fuori”. La calò giù dall’asino e le disse: “Dove posso condurti per mettere al riparo il tuo pudore? Il luogo, infatti, è deserto”.

Capitolo 18
[1] Trovò quivi una grotta: ve la condusse, lasciò presso di lei i suoi figli e uscì a cercare una ostetrica ebrea nella regione di Betlemme.
[2] Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai nell’aria e vidi l’aria colpita da stupore; guardai verso la volta del cielo e la vidi ferma, e immobili gli uccelli del cielo; guardai sulla terra e vidi un vaso giacente e degli operai coricati con le mani nel vaso: ma quelli che masticavano non masticavano, quelli che prendevano su il cibo non l’alzavano dal vaso, quelli che lo stavano portando alla bocca non lo portavano; i visi di tutti erano rivolti a guardare in alto.
[3] Ecco delle pecore spinte innanzi che invece stavano ferme: il pastore alzò la mano per percuoterle, ma la sua mano restò per aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le bocche dei capretti poggiate sull’acqua, ma non bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro corso.

Capitolo 19
[1] Vidi una donna discendere dalla collina e mi disse: “Dove vai, uomo?”. Risposi: “Cerco una ostetrica ebrea”. E lei: “Sei di Israele?”. “Sì” le risposi. E lei proseguì: “E chi è che partorisce nella grotta?”. “La mia promessa sposa” le risposi. Mi domandò: “Non è tua moglie?”. Risposi: “E’ Maria, allevata nel tempio del Signore. Io l’ebbi in sorte per moglie, e non è mia moglie, bensì ha concepito per opera dello Spirito santo”. La ostetrica gli domandò: “E’ vero questo?”. Giuseppe rispose: “Vieni e vedi”. E la ostetrica andò con lui.
[2] Si fermarono al luogo della grotta ed ecco che una nube splendente copriva la grotta. La ostetrica disse: “Oggi è stata magnificata l’anima mia, perché i miei occhi hanno visto delle meraviglie e perché è nata la salvezza per Israele”. Subito dopo la nube si ritrasse dalla grotta, e nella grotta apparve una gran luce che gli occhi non potevano sopportare. Poco dopo quella luce andò dileguandosi fino a che apparve il bambino: venne e prese la poppa di Maria, sua madre. L’ostetrica esclamò: “Oggi è per me un gran giorno, perché ho visto questo nuovo miracolo”.
[3] Uscita dalla grotta l’ostetrica si incontrò con Salome, e le disse: “Salome, Salome! Ho un miracolo inaudito da raccontarti: una vergine ha partorito, ciò di cui non è capace la sua natura”. Rispose Salome: “(Come è vero che) vive il Signore, se non ci metto il dito e non esamino la sua natura, non crederò mai che una vergine abbia partorito”.

Capitolo 20
[1] Entrò l’ostetrica e disse a Maria: “Mettiti bene. Attorno a te, c’è, infatti, un non lieve contrasto”. Salome mise il suo dito nella natura di lei, e mandò un grido, dicendo: “Guai alla mia iniquità e alla mia incredulità, perché ho tentato il Dio vivo ed ecco che ora la mia mano si stacca da me, bruciata”.
[2] E piegò le ginocchia davanti al Signore, dicendo: “Dio dei miei padri, ricordati di me che sono stirpe di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Non fare di me un esempio per i figli di Israele, ma rendimi ai poveri. Tu, Padrone, sai, infatti, che nel tuo nome io compivo le mie cure, e la mia ricompensa la ricevevo da te”.
[3] Ed ecco apparirle un angelo del Signore, dicendole: “Salome, Salome! Il Signore ti ha esaudito: accosta la tua mano al bambino e prendilo su, e te ne verrà salute e gioia”.
[4] Salome si avvicinò e lo prese su, dicendo: “L’adorerò perché a Israele è nato un grande re”. E subito Salome fu guarita e uscì dalla grotta giustificata. Ed ecco una voce che diceva: “Salome, Salome! Non raccontare le cose meravigliose che hai visto, sino a quando il ragazzo non sia entrato in Gerusalemme”.

Capitolo 21
[1] Poi Giuseppe si preparò a partire per la Giudea. In Betlemme della Giudea ci fu un grande trambusto, perché erano venuti dei magi che dicevano: “Dov’è il nato re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella nell’Oriente e siamo venuti ad adorarlo”.
[2] Udendo questo, Erode fu turbato e inviò dei ministri ai magi; mandò anche a chiamare i sommi sacerdoti e li interrogò, dicendo: “Come sta scritto a proposito del Cristo, dove deve nascere?”. Gli risposero: “In Betlemme della Giudea, perché così sta scritto”. E poi li rimandò. Interrogò anche i magi, dicendo: “Quale segno avete visto a proposito del re che è nato?”. I magi gli risposero: “Abbiamo visto una stella grandissima che splendeva tra queste stelle e le oscurava, tanto che le stelle non apparivano più. E’ così che noi abbiamo conosciuto che era nato un re a Israele, e siamo venuti per adorarlo”. “Andate e cercate”, disse Erode “e se troverete fatemelo sapere affinché anch’io venga a adorarlo”. I magi poi se ne andarono.
[3] Ed ecco che la stella che avevano visto nell’oriente li precedeva fino a che giunsero alla grotta, e si arrestò in cima alla grotta. I magi, visto il bambino con Maria sua madre, trassero fuori dei doni dalla loro bisaccia: oro, incenso e mirra.
[4] Essendo stati avvertiti da un angelo di non entrare nella Giudea, se ne tornarono al loro paese per un’altra via.

Capitolo 22
[1] Accortosi di essere stato giocato dai magi, Erode si adirò e mandò dei sicari, dicendo loro: “Ammazzate i bambini dai due anni in giù”.
[2] Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bambino, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia di buoi.
[3] Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e salì sulla montagna guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non c’era alcun posto come nascondiglio. Elisabetta, allora, gemendo, disse a gran voce: “Monte di Dio, accogli una madre con il suo figlio”. Subito il monte si spaccò e l’accolse. E apparve per loro una luce, perché un angelo del Signore era con loro per custodirli.

Capitolo 23
[1] Erode, nel mentre, cercava Giovanni, e mandò dei ministri da Zaccaria, dicendo: “Dove hai nascosto tuo figlio?”. Rispose loro: “Io sono un pubblico ufficiale di Dio e dimoro costantemente nel tempio del Signore, non so dove sia mio figlio”.
[2] I ministri se ne ritornarono per riferire tutto ciò a Erode. Adiratosi, Erode disse loro: “E’ suo figlio colui che regnerà su Israele!”. Mandò, perciò, di nuovo da lui per dirgli: “Dì proprio la verità: dov’è tuo figlio? Sai bene che il tuo sangue sta sotto la mia mano”.
[3] Zaccaria rispose: “Se tu spargerai il mio sangue, io sarò un testimone di Dio. Il mio spirito sarà accolto dal Padrone, poiché tu spargerai sangue innocente nel vestibolo del tempio del Signore”. Allo spuntare del giorno, Zaccaria fu ucciso. I figli di Israele non sapevano che era stato ucciso.

Capitolo 24
[1] All’ora del saluto, i sacerdoti uscirono, ma Zaccaria non venne loro incontro, come di solito, con la benedizione. I sacerdoti stettero a aspettare Zaccaria per salutarlo nella preghiera e glorificare l’Altissimo.
[2] Ma, dato che tardava, tutti si intimorirono. Uno di loro si fece coraggio: entrò e vide presso l’altare del sangue coagulato e udì una voce che diceva: “Zaccaria è stato ucciso! Il suo sangue non sarà cancellato fino a quando non giungerà il suo vendicatore”. All’udire tali parole ebbe paura, e uscì per riferire ai sacerdoti.
[3] Questi si fecero coraggio, entrarono e videro quanto era accaduto: gemette la travatura del tempio, ed essi si strapparono le vesti dall’alto in basso. Non trovarono il suo corpo, trovarono invece il suo sangue pietrificato. Pieni di timore, uscirono e annunziarono a tutto il popolo che Zaccaria era stato ucciso. Lo vennero a sapere tutte le tribù del popolo, che lo piansero e fecero cordoglio per tre giorni e tre notti.
[4] Dopo i tre giorni, i sacerdoti deliberarono chi mettere al suo posto, e la sorte cadde su Simeone. Questo, infatti, era colui che era stato avvisato dallo Spirito santo che non avrebbe visto la morte fino a quando non avesse visto il Cristo nella carne.

 

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La Nascita di Gesù secondo Codice Arundel 404 (Vangelo Apocrifo)

 

 

Il Codice Arundel 404 è un vangelo apocrifo scritto in latino verso il XIV secolo. E’ chiamato anche Libro dell’infanzia del Salvatore (Liber de Infantia Salvatoris) o Natività di Maria e di Gesù ed è conservato presso il British Museum.

Il vangelo descrive la nascita e l’infanzia di Maria, il matrimonio con Giuseppe e la nascita di Gesù, di cui riportiamo una breve parte:

… Io rimasi stupita, meravigliata, e fui presa dal timore: guardavo infatti nel mirabile splendore della luce che era nata.

Questa luce, concentrandosi a poco a poco, si è fatta simile a un bambino: subito si è prodotto un bambino come sogliono nascere i bambini. Allora mi feci ardita, mi chinai e lo toccai, lo presi, con gran timore, nelle mie mani; ma rimasi esterrefatta perché in lui non c’era il peso di un uomo nato. L’ho guardato: in lui non c’era alcuna macchia, bensì come una rugiada dell’Altissimo aveva il corpo tutto nitido; leggero a portare, splendido a vedere. Mentre grandemente mi stupivo che non piangesse come sono soliti piangere i bambini appena nati, e lo tenevo, guardandolo in volto, egli mi sorrise con un sorriso giocondissimo. Aprì gli occhi, mi fissò acutamente e subito, dai suoi occhi, uscì una grande luce come un grande lampo”.

 

All’udire queste cose, Simone disse: “Donna beata, che sei stata degna di vedere e annunziare questa nuova visione e santità! Io sono felice di avere udito questo e anche se non ho visto, ho tuttavia creduto”. L’ostetrica gli disse: “Ho ancora da manifestarti una cosa meravigliosa da suscitare il tuo stupore”. Simone rispose: “Manifestala, signora, perché io godo all’udire tali cose”.

L’ostetrica gli disse: “Nel momento in cui ho preso il bambino con le mie mani, ho visto che aveva un corpo pulito e non macchiato con sudiciume come suole accadere agli uomini quando nascono; ed in cuor mio ho pensato se per caso non fossero rimasti altri feti dentro la matrice della fanciulla. Ciò, infatti, suole accadere alle donne nel parto, correndo così pericoli e venendo meno. Subito perciò chiamai Giuseppe e consegnai il bambino nelle sue mani; mi sono poi accostata alla fanciulla, l’ho toccata, e l’ho trovata monda dal sangue. Come riferirò? Che dirò? Non trovo il bandolo! Non so come posso raccontare tanto splendore del Dio vivo. Ma tu, Signore, mi sei testimone che l’ho toccata con le mie mani e ho trovata questa fanciulla che ha partorito, non solo vergine dal parto, ma anche… dal sesso di un uomo maschio. In quel momento ho gridato a gran voce glorificando Dio, e sono caduta bocconi ad adorarlo. Dopo sono uscita fuori, mentre Giuseppe avvolse il bambino nelle fasce e lo depose nella mangiatoia”. …

 

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La nascita di Gesù secondo il Vangelo dello Pseudo-Matteo

 
Il Vangelo dello Pseudo-Matteo è uno dei vangeli apocrifi scritto in latino e databile intorno al VIII-IX secolo.

Così come il Protovangelo di Giacomo appartiene al genere dei dei cosidetti vangeli dell’infanzia, che raccontano appunto i periodi della nascita e infanzia di Gesù, non diffusamente trattati nei Vangeli canonici.

Su questo vangelo appare per la prima volta la figura del bue e l’asinello vicino alla mangiatoia dove Maria aveva deposto il bambinello.

Riportiamo di seguito la parte relativa alla Nascita di Gesù fino alla fuga in Egitto. Il testo integrale del Vangelo dello Pseudo-Matteo potete leggerlo su IntraText.

[13]

[1] Nascita di Gesù. Dopo un certo periodo accadde che si facesse un censimento a motivo di un editto di Cesare Augusto, e tutta la terra si fece iscrivere, ognuno nella sua patria. Questo censimento fu fatto dal preside della Siria, Cirino. Fu dunque necessario che Giuseppe, con Maria, si facesse iscrivere a Betlemme, poiché Giuseppe e Maria erano di qui, della tribù di Giuda e della casata di Davide.

Mentre Giuseppe e Maria camminavano lungo la strada che conduce a Betlemme, Maria disse a Giuseppe: “Vedo davanti a me due popoli, uno piange e l’altro è contento”. Giuseppe le rispose: “Stattene seduta sul tuo giumento e non dire parole superflue”. Apparve poi davanti a loro un bel giovane vestito di abito bianco, e disse a Giuseppe: “Perché hai detto che erano parole superflue quelle dette da Maria a proposito dei due popoli? Vide infatti il popolo giudaico piangere, essendosi allontanato dal suo Dio, e il popolo pagano gioire, perché oramai si è accostato e avvicinato al Signore, secondo quanto aveva promesso ai padri nostri Abramo, Isacco, e Giacobbe: di fatti, è giunto il tempo nel quale, nella discendenza di Abramo, è concessa la benedizione a tutte le genti”.

[2] Ciò detto, l’angelo ordinò di fermare il giumento, essendo giunto il tempo di partorire; comandò poi alla beata Maria di discendere dall’animale e di entrare in una grotta sotto una caverna nella quale non entrava mai la luce ma c’erano sempre tenebre, non potendo ricevere la luce del giorno. Allorché la beata Maria entrò in essa, tutta si illuminò di splendore quasi fosse l’ora sesta del giorno. La luce divina illuminò la grotta in modo tale che né di giorno né di notte, fino a quando vi rimase la beata Maria, la luce non mancò. Qui generò un maschio, circondata dagli angeli mentre nasceva. Quando nacque stette ritto sui suoi piedi, ed essi lo adorarono dicendo: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

[3] Era infatti giunta la nascita del Signore, e Giuseppe era andato alla ricerca di ostetriche. Trovatele, ritornò alla grotta e trovò Maria con il bambino che aveva generato. Giuseppe disse alla beata Maria: “Ti ho condotto le ostetriche Zelomi e Salome, rimaste davanti all’ingresso della grotta non osando entrare qui a motivo del grande splendore”. A queste parole la beata Maria sorrise. Giuseppe le disse: “Non sorridere, ma sii prudente, lasciati visitare affinché vedano se, per caso, tu abbia bisogno di qualche cura”. Allora ordinò loro di entrare. Entrò Zelomi; Salome non entrò. Zelomi disse a Maria: “Permettimi di toccarti”. Dopo che lei si lasciò esaminare, l’ostetrica esclamò a gran voce dicendo: “Signore, Signore grande, abbi pietà. Mai si è udito né mai si è sospettato che le mammelle possano essere piene di latte perché è nato un maschio, e la madre sia rimasta vergine. Sul neonato non vi à alcuna macchia di sangue e la partoriente non ha sentito dolore alcuno. Ha concepito vergine, vergine ha generato e vergine è rimasta”.

[4] All’udire questa voce, Salome disse: “Permetti che ti tocchi e sperimenti se è vero quanto disse Zelomi”. Dopo che la beata Maria concesse di lasciarsi toccare, Salome mise la sua mano. Ma quando ritrasse la mano che aveva toccato, la mano inaridì e per il grande dolore incominciò a piangere e ad angustiarsi disperatamente gridando: “Signore Dio, tu sai che io ti ho temuto sempre, e ho curato i poveri senza ricompensa, non ho mai preso nulla dalle vedove e dall’orfano, e il bisognoso non l’ho mai lasciato andare via da me a mani vuote. Ma ora eccomi diventata miserabile a motivo della mia incredulità, perché volli, senza motivo, provare la tua vergine”.

[5] Mentre così parlava apparve a fianco di lei un giovane di grande splendore, e le disse: “Avvicinati al bambino, adoralo, toccalo con la tua mano ed egli ti salverà: egli infatti è il Salvatore del mondo e di tutti coloro che in lui sperano”. Subito lei si avvicinò al bambino e, adorandolo, toccò un lembo dei panni nei quali era avvolto, e subito la sua mano guarì. Uscendo fuori incominciò a gridare le cose mirabili che aveva visto e sperimentato, e come era stata guarita; molti credettero a causa della sua predicazione.

[6] Anche i pastori di pecore asserivano di avere visto degli angeli che, nel cuore della notte, cantavano un inno, lodavano il Dio del cielo e dicevano che era nato il Salvatore di tutti, che è Cristo Signore, nel quale sarà ridata la salvezza a Israele.

[7] Una enorme stella splendeva dalla sera al mattino sopra la grotta; così grande non si era mai vista dalla creazione del mondo. I profeti che erano a Gerusalemme dicevano che questa stella segnalava la nascita di Cristo, che avrebbe realizzato la promessa fatta non solo a Israele, ma anche a tutte le genti.

[14]

[1] Tre giorni dopo la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, la beatissima Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bambino in una mangiatoia, ove il bue e l’asino l’adorarono. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia, con le parole: “Il bue riconobbe il suo padrone, e l’asino la mangiatoia del suo signore”. Gli stessi animali, il bue e l’asino, lo avevano in mezzo a loro e lo adoravano di continuo. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Abacuc, con le parole: “Ti farai conoscere in mezzo a due animali”.

Giuseppe con Maria, rimase nello stesso luogo per tre giorni.

[15]

[1] Il sesto giorno entrarono in Betlemme, dove passarono il giorno settimo. L’ottavo giorno circoncisero il bambino e gli diedero nome “Gesù”, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito. Terminati i giorni della purificazione di Maria, secondo la Legge di Mosè, Giuseppe condusse il bambino al tempio del Signore. Quando il bambino ricevette la “peritomè” (“peritomo” significa circoncisione), offrirono un paio di tortore o due piccini di colombe.

[2] Nel tempio c’era un certo uomo di Dio, perfetto e giusto, di nome Simeone, di anni centododici. Questi aveva ricevuto da Dio la promessa che non avrebbe gustato la morte senza avere prima visto, vivo in carne, il Cristo figlio di Dio. Visto il bambino, egli esclamò a gran voce: “Dio visitò il suo popolo, e il Signore adempì la sua promessa”. E subito l’adorò. Dopo lo prese nel suo mantello e baciando i suoi piedi, disse: “Ora, o Signore, lascia andare in pace il tuo servo poiché i miei occhi videro la tua salvezza che hai preparato al cospetto di tutti i popoli, luce per illuminare le genti, e gloria del tuo popolo, Israele”.

[3] Nel tempio c’era pure la profetessa di nome Anna, figlia di Fanuel, della tribù di Aser, che aveva vissuto con suo marito sette anni dalla sua verginità: ed era vedova già da ottantaquattro anni. Non si era mai allontanata dal tempio del Signore, ed era dedita a digiuni e preghiere. Anche lei adorò il bambino affermando che in lui c’è la redenzione del mondo.

[16]

[1] I magi e la fuga in Egitto. Trascorso il secondo anno, dei magi vennero dall’Oriente a Gerusalemme portando grandi doni. E subito interrogarono i Giudei, dicendo: “Dov’è il re che vi è nato? In Oriente infatti abbiamo visto la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. Questa voce giunse al re Erode e lo spaventò così tanto che radunò scribi, farisei e dottori del popolo per interrogarli dove, secondo i profeti, sarebbe nato Cristo. Essi risposero: “In Betlemme di Giuda. Sta scritto infatti: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la più piccola tra i principi di Giuda. Da te, invero, nascerà il duce che reggerà il mio popolo Israele””. Erode allora convocò i magi presso di sé e da loro indagò diligentemente quando era apparsa ad essi la stella. Mandandoli poi in Betlemme, disse: “Andate e informatevi diligentemente sul bambino. Quando lo troverete, fatemelo sapere affinché anch’io venga ad adorarlo”.

[2] Mentre i magi se ne andavano, per la strada apparve loro la stella che, precedendoli fino a quando giunsero ove era il bambino, fu quasi la loro guida. Vedendo la stella, i magi si rallegrarono con grande gioia e, entrati nella casa, trovarono il bambino Gesù seduto sul grembo di sua madre. Aprirono allora i loro tesori e regalarono grandi doni alla beata Maria e a Giuseppe. Al bambino poi offrirono ciascuno una moneta d’oro; così pure uno offrì oro, un altro incenso, il terzo mirra.

Volevano ritornare dal re Erode, ma in sonno furono avvertiti da un angelo di non ritornare da Erode. Per un’altra strada se ne ritornarono nella loro regione.

[17]

[1] Erode, vedendo che era stato burlato dai magi, si gonfiò in cuor suo, e mandò per ogni strada volendo prenderli e ucciderli. Non trovandoli, mandò nuovamente in Betlemme e in tutti i suoi confini a uccidere tutti i bambini che si trovavano dai due anni in giù, in base al tempo del quale era stato informato dai magi.

[2] Un giorno prima che avvenisse questo, Giuseppe fu avvertito in sogno da un angelo del Signore che gli disse: “Prendi Maria e il bambino e va in Egitto per la via del deserto”. Giuseppe, seguendo l’ordine dell’angelo, partì.

 

 

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LA NASCITA DI GESU’ SECONDO IL VANGELO DI MATTEO E DI LUCA

LA NASCITA DI GESU’ SECONDO IL VANGELO DI MATTEO E DI LUCA
 
 
 
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La nascita di Gesù descritta da Matteo e Luca

dalla Bibbia Interconfessionale

 dal vangelo di MATTEO

 dal vangelo di LUCA

1:18Ecco come è nato Gesù Cristo. Maria, sua madre, era fidanzata con Giuseppe; essi non vivevano ancora assieme, ma lo Spirito Santo agì in Maria ed ella si trovò incinta.
1:19Ormai Giuseppe stava per sposarla. Egli voleva fare ciò che era giusto, ma non voleva denunciarla di fronte a tutti. Allora decise di rompere il fidanzamento, senza dir niente a nessuno.
1:20Ci stava ancora pensando, quando una notte in sogno gli apparve un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, discendente di Davide, non devi aver paura di sposare Maria, la tua fidanzata: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo.
1:21Maria partorirà un figlio e tu gli metterai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo da tutti i peccati».
1:22E così si avverò quello che il Signore aveva detto per mezzo del profeta Isaia:

1:23Ecco, la vergine sarà incinta partorirà un figlio ed egli sarà chiamato Emmanuele. Questo nome significa: «Dio è con noi».
1:24Quando Giuseppe si svegliò, fece come l’angelo di Dio gli aveva ordinato e prese Maria in casa sua.
1:25E senza che avessero avuto fin’allora rapporti matrimoniali, Maria partorì il bambino e Giuseppe gli mise nome Gesù.
2:1Gesù nacque a Betlemme, una città nella regione della Giudea, al tempo del re Erode. Dopo la sua nascita, arrivarono a Gerusalemme alcuni uomini sapienti che venivano dall’oriente
2:2e domandarono: «Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei giudei? In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo».
2:3Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode. Il quale appena lo seppe,
2:4radunò tutti i capi dei sacerdoti e i maestri della legge e domandò: «In quale luogo deve nascere il Messia?».
2:5Essi risposero: «A Betlemme, nella regione della Giudea, perché nella Bibbia è scritto:
2:6Tu Betlemme, del paese di Giudea, non sei certo la meno importante tra le città della Giudea, perché da te uscirà un capo che guiderà il mio popolo, Israele».
2:7Allora il re Erode chiamò in segreto quei sapienti venuti da lontano e si fece dire, con esattezza, quando era apparsa la stella.
2:8Poi li mandò a Betlemme dicendo: «Andate e cercate con ogni cura il bambino. Quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, così anch’io andrò a onorarlo».
2:9Ricevute queste istruzioni da parte del re, essi partirono. In viaggio, apparve ancora a quei sapienti la stella che avevano visto in oriente,
2:10ed essi furono pieni di grandissima gioia. La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa dove si trovava il bambino: là si fermò.
2:11Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria. Si inginocchiarono e adorarono il bambino. Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra.

 

1:26 Quando Elisabetta fu al sesto mese, Dio mandò l’angelo Gabriele a Nàzaret, un villaggio della Galilea.
1:27
L’angelo andò da una fanciulla che era fidanzata con un certo Giuseppe, discendente del re Davide. La fanciulla si chiamava Maria.
1:28
L’angelo entrò in casa e le disse: «Ti saluto, Maria! Il Signore è con te: egli ti ha colmata di grazia».
1:29Maria fu molto impressionata da queste parole e si domandava che significato poteva avere quel saluto.
1:30Ma l’angelo le disse: «Non temere, Maria! Tu hai trovato grazia presso Dio.
1:31Avrai un figlio, lo darai alla luce e gli metterai nome Gesù.
1:32Egli sarà grande e Dio, l’onnipotente, lo chiamerà suo Figlio. Il Signore no farà re, lo porrà sul trono di Davide, suo padre,
1:33ed egli regnerà per sempre sul popolo d’Israele. Il suo regno non finirà mai».
1:34Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile questo, dal momento che io sono vergine?».
1:35L’angelo rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te, e l’onnipotente Dio, come una nube, ti avvolgerà. Per questo il tuo bambino sarà santo, Figlio di Dio.
1:36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, alla sua età aspetta un figlio. Tutti pensavano che non potesse avere bambini, eppure è già al sesto mese.
1:37Nulla è impossibile a Dio!».
1:38Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore. Dio faccia con me come tu hai detto». Poi l’angelo la lasciò.
2:1In quel tempo l’imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell’impero romano.
2:2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria.
2:3Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d’origine.
2:4Anche Giuseppe andò: partì da Nàzaret, in Galilea, e salì a Betlemme, la città del re Davide, in Giudea. Essendo un lontano discendente del re Davide,
2:5egli con Maria, sua sposa, che era incinta, doveva farsi scrivere là.
2:6Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire;
2:7ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto.
2:8In quella stessa regione c’erano anche dei pastori. Essi passavano la notte all’aperto per fare la guardia al loro gregge.
2:9Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce, così che essi ebbero una grande paura.
2:10L’angelo disse: «Non temete! Io vi porto una bella notizia, che procurerà una grande gioia a tutto il popolo:
2:11oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore.
2:12Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia».
2:13Subito apparvero e si unirono a lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto:
2:14«Gloria a Dio in cielo e pace in terra agli uomini che egli ama». Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo.
2:15Intanto i pastori dicevano gli uni agli altri: «Andiamo fino a Betlemme per vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere».
2:16Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia.
2:17Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di questo bambino.
2:18Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano.
2:19Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé.
2:20I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quello che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l’angelo aveva loro detto.

http://digilander.libero.it/semprenatale/Vangeli.htm

MARIA E I PADRI DELLA CHIESA

MARIA E I PADRI DELLA CHIESA

 

 

Don Juan Carlos Casté, EP

La devozione alla Santissima Vergine Maria si sviluppa a partire dai primissimi tempi del Cristianesimo. Furono i Padri della Chiesa che gettarono le pietre fondamentali per la costruzione del grande edificio della mariologia.

Dopo l’Ascensione di No­stro Signore, più pre­cisamente a partire da Pentecoste, è cominciata la grande epopea della diffusione del Vangelo nel mondo intero.

Nel medesimo tempo in cui an­nunciavano ai popoli la Buona No­vella della Redenzione e della Per­sona divina e umana del Signore Ge­sù, gli Apostoli e i primi discepoli dif­fondevano anche l’amore, la tenerez­za e la devozione a Colei che era sta­ta scelta dall’Altissimo per essere la Madre del Redentore, la Vergine dal­la quale Egli era nato in forma mira­colosa, che Lo aveva accompagnato per tutta la vita.

Per mezzo di Maria, Gesù ave­va realizzato i Suoi primi miracoli – nell’ordine della grazia, l’Incar­nazione; nell’ordine della natura, la trasmutazione dell’acqua in vino, nelle Nozze di Cana. Ai piedi della Croce, il Suo cuore era stato trafitto dalla spada del dolore. Dopo la Re­surrezione era rimasta sempre insie­me agli Apostoli e ai discepoli, so­prattutto nel luminoso giorno in cui lo Spirito Santo scese su di loro, nel Cenacolo.

Con un’azione evidentemente in­coraggiata dalla grazia, la devozione alla Madonna si radicò nell’anima dei primi cristiani ma si consolidò con salde fondamenta dottrinali quando, anche per opera dello Spirito Santo, sorsero nei primi secoli della Chiesa grandi anime, molte delle quali di al­tissima santità, che, bevendo la Fede alle sue fonti prime, la amarono, dif­fusero, difesero contro le prime ere­sie e rafforzarono con la loro scienza teologica. Questi uomini, con i quali la Fede della Chiesa ha cominciato il suo cammino attraverso i secoli, sono chiamati i “Santi Padri”.

I Padri della Chiesa

Con la loro virtù, il loro sapere e la loro vita, essi contribuirono alla for­mazione e allo sviluppo della Chiesa. Erano stati testimoni della predicazio­ne degli Apostoli, garanti della Rivela­zione e trasmettitori iniziali della Tra­dizione della Chiesa. Quando sorsero i primi eresiarchi, che tentavano di con­fondere i cristiani, costoro si rivolgeva­no ai “Padri” e confrontavano con loro l’insegnamento degli Apostoli.

Fu durante il Concilio di Nicea, nel 325, che sorse ufficialmente il termine “Padre”, per designare questi insigni uomini che diedero alla Chiesa la dot­trina vera. “Riferendosi ai Padri di Ni­cea, San Basilio scrive. `Quello che noi insegniamo non è risultato di nostre ri­flessioni personali, ma piuttosto quanto apprendiamo dai Santi Padri’. A parti­re dal secolo V, il ricorso ai Padri della Chiesa si converte in argomento fonda­mentale nelle controversie”.

Il grande teologo del XVI seco­lo, Melchiorre Cano, nella sua opera De Logis Theologicus, menziona le se­guenti caratteristiche di un Padre del­la Chiesa:

– Antichità: nell’Occidente, fino al secolo VII; l’ultimo fu Sant’Isidoro di Siviglia (560-636). In Oriente, fino al secolo VIII; l’ultimo fu San Gio­vanni Damasceno (675-749).

– Ortodossia di dottrina.

– Santità di vita.

– Riconoscimento ecclesiale? Seguendo criteri cronologici, es­si erano stati divisi in ante-niceni (fi­no al 325), niceni (fino al 451) e post­niceni. Possono anche esser classifi­cati in Padri d’Oriente – Greci, Siri, Armeni e Copti – o d’Occidente, di­pendendo dall’area geografica in cui operarono e vissero.

Tra gli anti-niceni si distinguono i: Padri Apostolici, ossia, “la prima e la seconda generazione nella Chiesa dopo gli Apostoli”, secondo le parole del Papa Benedetto XVI. Si parla an­che dei Padri Apologetici, il cui ruo­lo fu quello di difendere la Fede contro le prime eresie, come furono i Pa­dri Predicatori, Storici, Commentato­ri, ecc., in funzione delle caratteristi­che dei loro scritti.

La dottrina, le omelie, le opere dei padri della Chiesa ebbero e continuano ad avere un peso straordinario in tutto il pensiero ed elabora­zione della teologia e, a fortiori, del­la mariologia.

Maestri di ieri, di oggi e di sempre

Nella sua Lettera Apostolica Patres Ecclesice, del 2 gennaio 1980, Giovan­ni Paolo II conferma che la Chiesa vive ancor oggi della vita ricevuta da questi Padri. E aggiunge: “Cosicché ogni an­nuncio e magistero successivo, se vuole essere autentico, deve confrontarsi con il loro annuncio e il loro magistero; ogni carisma e ogni ministero deve attingere alla sorgente vitale della loro paternità”.

Seguendo le impronte del suo Pre­decessore, Benedetto XVI ha voluto dar enfasi alla conoscenza e allo stu­dio dei Santi Padri, per mezzo delle sue allocuzioni nelle udienze generali del mercoledì, nelle quali, dal 7 mar­zo 2007, tratta sistematicamente di ognuno di loro.

`I Padri della Chiesa – scrive Lo­arte – ci hanno trasmesso un metodo teologico luminoso e sicuro. I lo­ro scritti offrono una ricchezza cultu­rale e apostolica che fa di loro i gran­di maestri della Chiesa di ieri, di oggi e di sempre. Molti dei dogmi attuali del­la Chiesa ci sono stati lasciati da loro Essi hanno elaborato le prime liturgie, e molti costumi e leggi della Chiesa”.

Spiega in seguito che i Santi Padri, per mezzo dei loro commenti e scrit­ti, ci comunicano la dottrina viva pre­dicata da Gesù Cristo, trasmessa sen­za interruzione dagli Apostoli ai lo­ro successori. Dopo aver fatto notare che, per la loro prossimità con quel tempo, “la testimonianza dei Padri go­de di speciale valore”, afferma Loarte: “Potremmo dire che, dopo gli Aposto­li – come disse giustamente Sant’Ago­stino, essi sono stati i seminatori, gli irrigatori, i costruttori, i pastori egli ali­mentatori della Chiesa, che è potuta crescere grazie alla loro azione vigilan­te e instancabile”.

La mariologia nei Padri della Chiesa

Come prima abbiamo affermato, la devozione alla Santissima Ver­gine Maria è cominciata con la stes­sa Chiesa e si è sviluppata fin dai pri­missimi tempi del Cristianesimo. Sono stati, infatti, i Santi Padri a gettare le pietre fondamentali per la costruzione del grande edificio della mariologia.

Nei loro scritti si trovano in germe gli elementi dottrinali che – svilup­patisi nel corso dei secoli con la spe­culazione teologica e con il sensus fi­delium, sotto l’ispirazione dello Spiri­to Santo – hanno facilitato più tar­di la proclamazione dei diversi dog­mi mariani, come quello dell’Immacolata Concezione (1854) e dell’Assunzione della Madonna in Cielo, in corpo e anima (1950).

Il linguaggio predicato dai Padri della Chiesa brilla per la profondità teologica e per l’amore alla Santissi­ma Vergine Maria. ‘Ea raison ne fait que parler, c’est l’amour qui chante”, disse un intellettuale francese. Gli scritti dei Santi Padri fanno le due cose: oltre a solidi monumenti dottrinali, sono veri canti di queste grandi anime a Colei che fu considerata “degna” di essere la Madre di Dio.

Vediamo, ora, alcuni dei più importanti testi mariologici dei primi secoli del Cristianesimo, come pure le circostanze in cui i loro autori li concepirono.

Sant’Ignazio di Antiochia

Discepolo dell’Apostolo Giovanni, Ignazio fu il terzo Vescovo di Àntiochia, suc­cedendo all’Apostolo Pie­tro e a Sant’Evodio. Come narrano gli Atti degli Apo­stoli, sorse in questa cele­bre città una florida comu­nità cristiana, e in questa `per la prima volta i discepo­li furono chiamati Cristiani” (At 11, 26). Dopo aver ret­to la sua diocesi per quasi 40 anni, Sant’Ignazio fu cattu­rato, portato a Roma e dato in pasto alle fiere, nell’Anfi­teatro Flavio, nell’anno 107.

Nelle sue lettere, si sen­te l’amore ardente di un santo che fa frequenti allusioni alla Vergine Ma­ria: “Gesù, nostro Dio, l’Unto, fu por­tato da Maria nel Suo grembo, secon­do il piano salvifico di Dio; era in ve­rità del lignaggio di Davide, genera­to, senza dubbio, per opera dello Spi­rito Santo. Egli fu dato alla luce e fu battezzato alfine di santificare l’acqua con i Loro patimenti.”

Nella stessa Lettera agli Efesini, così si esprime: “Uno solo è il medico corporale e spirituale, generato e non generato, Dio nato in carne, nella mor­te vita vera, nato da Maria e da Dio, primo passibile e poi impassibile, Gesù Cristo Nostro Signore”.

Sant’Ireneo di Lione

Ireneo nacque con ogni probabili­tà a Smirne (oggi Izmir, in Tirchia), tra gli anni 135 e 140. Nella sua giovi­nezza, frequentò la scuola del Vesco­vo San Policarpo, il quale a sua vol­ta era stato discepolo dell’Apostolo Giovanni.

Quando si trasferì dall’Asia Mi­nore in Gallia? Non si sa, ma questo trasferimento deve aver coinciso con i primi sviluppi della comunità cristiana di Lione: lui si trova­va lì, già presbitero, nell’an­no 177. Lottò contro l’ere­sia gnostica, ma la sua ope­ra oltrepassa di gran lunga la confutazione di questa eresia. Si può dire che egli nasce come il primo grande teologo della Chiesa, come il creatore della teologia si­stematica. Egli stesso parla del sistema dellateologia, ossia, della coerenza inter­na di tutta la Fede.

Ecco l’interessante pa­rallelo tracciato da questo insigne Padre della Chiesa tra Eva e la Santissima Ver­gine Maria: “Per mezzo dell’Angelo, fu annunciato convenien­temente alla Vergine Maria, già soggetta al potere di un uomo, che il Signore sareb­be venuto da lei e che la sua creazione, che é alimentata da Lui, l’avrebbe condotta a Lui stesso; che, con l’obbe­dienza nell’albero, avrebbe ricapitolato la disubbidien­za avuta nell’albero; e che avrebbe riparato la seduzione per la quale fu malignamente sedotta quel­la vergine Eva, che era già destinata a un uomo.

“Dunque, come questa fu sedotta dalla parola di un Angelo, per allonta­narsi da Dio, disobbedendo alla Sua parola, così Quella fu istruita dalla parola dell’Angelo, in modo da porta­re Dio, obbedendo alla Sua parola. E se Eva aveva disobbedito a Dio, Ma­ria Si chinò al suo potere per obbe­dirLo, così la Vergine Maria divenne l’avvocata della prima vergine, Eva.

“E come il genere umano fu lega­to alla morte per mezzo di una ver­gine, così ne fu liberato per mezzo di una Vergine. Infatti: la disobbedien­za di una vergine fu controbilanciata dall’ obbedienza di una Vergine. Ol­tre a questo, fu riparato il peccato del primo uomo con la retta condotta del Primogenito, e la prudenza del serpen­te fu vinta dalla semplicità della co­lomba, che ha sciolto i legami che ci tenevano legati alla morte».

In un altro passo, afferma: “Colo­ro che considerano Gesù un semplice uomo nato da Giuseppe [ …] negando Emanuele che nacque dalla Vergine, sono privati del suo dono, che è la vita eterna; non accogliendo il Verbo, fon­te di incorruttibilità, permangono nella loro carne mortale e sono tributari del­la morte perché non ricevono l’antidoto della vita».”

Origene di Alessandria

Una delle maggiori intelligenze dell’antichità cristiana è Origene, fi­glio del martire San Leonida, cate­chista. In tutta la sua vita, egli ebbe un ardente desiderio del martirio e si può dire che questo gli fu concesso, poiché nel 250, durante la persecuzione di Decio, fu catturato e torturato cru­delmente, morendo, tre anni dopo, a causa di que­sti tormenti.

Origene incorse in alcu­ni errori dottrinali che pre­giudicarono la sua fama, ma conviene chiarire che essi, alla sua epoca, non erano stati condannati dal Magistero, pertanto, erano ancora materia di libera di­scussione nell’ambiente te­ologico. Morì con l’aureo­la di confessore della Fe­de. Papa Benedetto XVI ha fatto un caloroso elogio di questo “grande maestro della Fede”, nell’Udien­za Generale del 25.aprile 2007: “Origene di Alessan­dria è realmente una delle personalità determinanti per tutto lo sviluppo del pensie­ro cristiano”.

Scrittore di grande pro­fondità cristologica, e, allo stesso tempo, uno dei pri­mi a dichiarare che la Ma­dre di Gesù fu sempre Vergine: “Gesù Cristo, Colui che è venuto al mondo, è nato dal Padre prima di ogni creatura. Dopo aver coadiuvato, co­me ministro del Padre, nella creazione dell’universo – `tutto fu fatto da Lui, e senza di Lui niente è stato fatto’ (Gv 1, 3) , Si umiliò negli ultimi giorni, Si fece uomo, Si incarnò (cfr Fl 2, 7-8), senza smettere di essere Dio. Assunse un corpo simile al nostro e fu differente da noi solamente in quanto nato dalla Vergine e dallo Spirito Santo”.

Riflettendo sulla visita della Ma­donna a Sua cugina Santa Elisabet­ta, l’alessandrino tesse dei bei com­menti: “Penetrando nelle orecchie di Elisabetta, la voce del saluto di Ma­ria arrivò anche allo stesso Giovanni, che esultò. E la madre, parlando co­me per bocca del figlio e come profe­tessa, esclamò ad alta voce: `Benedetta sei Tu tra le donne e benedetto è il frut­to del Tuo ventre’ (Lc 1, 42). Ora pos­siamo comprendere nella sua pienezza il significato dell’affrettato viaggio di Maria fino alla regione montagnosa, così come della Sua entrata nella ca­sa di Zaccaria e del Suo saluto a Eli­sabetta. Tutto questo è successo in mo­do che Maria rendesse Giovanni (seb­bene ancora nel grembo materno) par­tecipe del potere che aveva ricevuto da Colui a cui aveva concepito. Giovan­ni, a sua volta, avrebbe fatto sua ma­dre partecipe del dono di profezia da lui ricevuto. È molto significativo che tali doni siano concessi in una regio­ne montagnosa, perché nulla di gran­de può essere ottenuto dalle persone che, per la loro insignificanza, devono esser designate come valli…”.

Sant’Ippolito di Roma

Presbitero romano, certamente di origine orientale, che visse nel III se­colo, Sant’Ippolito afferma che il Si­gnore Gesù è nato dallo Spirito San­to e dalla Santissima Vergine Ma­ria: “Ma il Signore non avrebbe potu­to peccare, poiché fuori era formato, in quanto natura umana, di legni incor­ruttibili, che significa: con l’intervento della Vergine e dello Spirito Santo, ed era rivestito dentro e fuori dal Verbo di Dio, come oro purissimo”.

Sant’Ilario di Poitiers

Insigne Padre della Chiesa d’Oc­cidente e “una delle grandi figure di Vescovi del secolo IV”, come afferma Papa Benedetto XV1,’ fu Sant’Ila­rio di Poitiers. Di fronte agli ariani, che consideravano il Figlio di Dio co­me una semplice creatura, Ilario con­sacrò tutta la sua vita alla difesa del­la Fede nella divinità di Gesù Cristo, Dio come il Padre, che Lo generò fin dall’eternità.

Non contiamo su dati sicuri sulla maggior parte della vita di Ilario. Le fonti antiche dicono che nacque a Poi­tiers in Francia, probabilmente ver­so l’anno 310. Di famiglia abbiente, ri­cevette una formazione letteraria che può esser riconosciuta con chiarezza nei suoi scritti.

Pare che non sia stato educato in ambiente cristiano. Egli stesso ci par­la di un cammino di ricerca della veri­tà, che lo ha portato poco a poco al ri­conoscimento di Dio creatore e di Dio incarnato, ucciso per darci la vita eter­na. Battezzato intorno all’anno 345, fu eletto Vescovo della sua città natale nel 353 o 354. Negli anni seguenti, Ila­rio scrisse la sua prima opera, il Com­mento al Vangelo di Matteo. Si tratta del più antico commento in latino che si conosce di questo Vangelo. Nel 356 fu esiliato in Asia Minore, dall’Impe­ratore Costanzo. Morì nel 365.

I suoi scritti contengono numero­si e devoti riferimenti alla Madonna. Sul concepimento e il parto virginale di Maria, afferma: “E fuori discussione che Lei non concepì per opera di un uomo, nel da­re alla luce, ma dalla Sua carne formò la carne [del Figlio], che Si sviluppò senza l’umiliazione dell’unione carnale della nostra natura. Fu madre di un es­sere perfetto, senza sperimentare dan­no alcuno alla sua integrità». Aggiunge, spiegando un pas­so della primalettera di San Pa­olo ai Corinzi: “Il beato Apostolo esprime perfettamente il suo pensie­ro sull’ ineffabile mistero della nasci­ta del corpo [di Cristo] quando dice: ‘Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cie­lo’ (I Cor 15, 47). Quando Lo chiama uomo, vuole indicare la Sua nasci­ta dalla Vergine che, svolgendo quel­lo che è proprio di una madre nel con­cepimento e nella nascita di un uomo, ha rispettato la legge naturale propria del sesso. Quando poi l’Apostolo di­ce: `Il secondo uomo viene dal Cielo, attesta la Sua origine, poiché Egli sce­se nel seno della Vergine quando scese su di Lei lo Spirito Santo. Per questo [Cristo], visto che è uomo e proviene dal Cielo, ha la Sua nascita dalla Ver­gine e il Suo concepimento dallo Spi­rito. E lo stesso Apostolo che si espri­me in questa maniera!”.

Hanno difeso la verità senza timore

Toccò ai Santi Padri vivere in un’ epoca bellissima, ma difficile. Bel­lissima perché essi videro con i pro­pri occhi come il gregge di Gesù Cri­sto, la Chiesa da Lui fondata, si diffu­se con rapidità vertiginosa, nonostan­te le persecuzioni. Allo stesso tempo difficile, perché cominciarono a sor­gere le eresie. Essi ebbero la missio­ne di difendere la Chiesa da quei se­minatori di zizzania che furono gli eresiarchi. Difesero la verità senza timore. Per questo il loro linguaggio ha, molte volte, una spiccata nota di polemica, di veemenza, una certa rudezza anche, ma di innegabile bellezza e virilità!

Nei loro scritti e omelie, si sente qualcosa che sa di aurora, di raggi di sole nascente. Non è ancora il chiaro­re del mezzogiorno, ma piuttosto la prima luce. Per così dire, si sente l’eco della voce del Signore. Commentan­do le lettere di Sant’Ignazio di Antio­chia, Benedetto XVI ha affermato: “Leggendo questi testi, si sente il vigore della Fede della generazione che anco­ra aveva conosciuto gli Apostoli».”

Questo slancio iniziale, tutto pie­no dello Spirito Santo, diede impul­so, configurò e solidificò la dottrina cristiana per sempre. (Tratto da: ‘Araldi del Vangelo’)

 

 

http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/maria%20e%20i%20padri%20della%20chiesa.htm

 

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

8 dicembre

 

Non memoria di un Santo, ricorre oggi: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina.
L’Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.
Già i Padri della Chiesa d’Oriente, nell’esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L’avevano chiamata: ” Intemerata, incolpata, bellezza dell’innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata “.
In Occidente, però, la teoria dell’immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.
Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L’eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il ” Dottor Sottile “, riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto.
Giovanni Duns Scoto morì sui primi del ‘300. Dopo di lui, la dottrina dell’Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano.
Sulle piazze d’Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: ” Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? “.
Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una ” medaglia miracolosa ” con l’immagine dell’Immacolata, cioè della ” concepita senza peccato “. Questa medaglia suscitò un’intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.
Così, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la ” donna vestita di sole ” esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata.
Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell’Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.
Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine ” tutta bella “, ” piena di grazia ” e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sull’umanità.
E dalla devozione per l’Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l’attributo più alto di Maria, ” sine labe originali concepta “, cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20600

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TUTTI I DOGMI MARIANI

 
 
 

Maria Madre di Dio

La divina maternità di Maria,ad esempio, fondata sulla Sacra Scrittura e proclamata solennemente nel concilio di Efeso del 431, non solo è una dottrina, ma anche una preghiera.
La solennità annuale di Maria, Madre di Dio, che si celebra all’inizio dell’anno solare (1° gennaio), indica nelle preghiere iniziali (le due “collette” a scelta) il significato perenne per noi di questa sua straordinaria vocazione.
Nella prima colletta, si chiede al Padre di sperimentare l’intercessione di Maria, dal momento che per mezzo di Lei abbiamo ricevuto l’autore della vita: “O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita”.
Nella seconda colletta, si prega il Padre che, come Maria fu dimora del Verbo incarnato, così anche la nostra vita sia disponibile ad accogliere i doni celesti:”Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione, si renda disponibile ad accogliere il tuo dono”.
In concreto, la pedagogia liturgica ci insegna che, anche noi, come Maria e accompagnati dalla sua materna ed efficace intercessione, possiamo essere dimora di Gesù, Parola divina e Pane di vita eterna. Il “sì” dell’annunciazione, mediante il quale Maria accolse la Parola di Dio nel suo seno diventando Madre di Gesù, diventa anche il “sì” del battezzato, il quale, accogliendo Gesù, diventa come Maria dimora di Gesù, ostensorio della sua grazia, tabernacolo della sua carità. È la realizzazione della parola stessa di Gesù, che dice: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,48-50; cf. Mc 3,35).
Gesù, come ha trasformato l’acqua in vino e il pane nel suo corpo benedetto, così per l’intercessione materna di Maria, madre sua e della Chiesa, trasforma le nostre esistenze terrene in esistenze “trinitarie”, in dimora di Dio Trinità. Accogliendo infatti Gesù nel nostro cuore, noi accogliamo Dio Trinità: “Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40 e paralleli).
Il dogma della maternità divina di Maria ha quindi un carattere di fondazione della spiritualità cristiana. La spiritualità cristiana è vita di grazia in comunione con Gesù nella carità dello Spirito Santo in obbedienza al Padre, e Maria è stata la prima a vivere questa esperienza diventando per noi maestra di spiritualità. Conseguentemente, vivere integralmente la vita di grazia implica anche essere guidati e sostenuti dall’intercessione materna di Maria.
 

Maria sempre vergine

Nell’iconografia mariana il dogma della perpetua verginità di Maria – la “aeipárthenos”, la “semprevergine” (concilio di Costantinopoli II, 553 d.C.) – viene rappresentato simbolicamente da tre stelle che ornano il mantello della Beata Vergine. Le tre stelle indicano la virginitas ante partum, la virginitas in partu e la virginitas post partum. Georg Söll, un grande storico dei dogmi mariani, afferma al riguardo: “Il fatto che la Madre di Dio non cessò mai di essere vergine fu una realtà non soltanto per i fedeli del tempo di Basilio, ma anche per quelli dei secoli successivi. L’ex Maria Virgine del Simbolo della Chiesa universale venne inteso nel senso più ampio ed elevato a criterio di ortodossia”.
La maternità verginale assicura che Gesù è un dono esclusivo di Dio Trinità all’umanità in Maria. Un ignoto autore del secolo VII, al quale viene dato il nome di Eusebio Gallicano, instaura un originale paragone tra Maria e la Chiesa, entrambe vergini e madri: “Poco fa ti meravigliavi per l’uomo nato dalla verginità. Ammira ora una novità non inferiore: un uomo che rinasce. Se ti piace, facciamo un confronto tra queste due madri […]. Per mezzo di Maria è nato colui che era fin dal principio; per mezzo della Chiesa è rinato colui che in principio era perito; quella generò in favore dei popoli, questa genera i popoli; quella, come sappiamo, ha partorito una sola volta un figlio rimanendo vergine, questa continuamente partorisce per mezzo dello sposo vergine. Quindi ciò che tu ritenevi un prodigio unico nei secoli, riconoscilo ormai come una funzione abituale”.
La vita divina nata nel seno di Maria si diffonde nell’umanità intera attraverso l’azione sacramentale della Chiesa. La Chiesa, come Maria, è la madre che continuamente, mediante il battesimo e gli altri sacramenti, fa rinascere l’umanità alla comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

 

Immacolata Concezione

Il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato dal beato Pio IX l’8 dicembre del 1854, propone come verità di fede divina rivelata “la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.
Il peccato, retaggio di ogni nato da donna, si arresta davanti a Maria. Se Gesù Cristo è il tutto santo perché la sua umanità viene interamente santificata dalla sua persona divina, Maria è la tutta santa in virtù della grazia proveniente dal Padre, dalla carità dello Spirito e dai meriti del suo divin Figlio. Se Gesù è il redentore, Maria è la sua prima redenta. La redenzione di Maria non fu per liberazione dal peccato, ma per preservazione. Essa cioè non fu per nulla segnata dal peccato, ma ne fu preservata, per singolare privilegio divino. In Maria non ci fu liberazione, ma preservazione. Secondo la geniale intuizione del dottore dell’Immacolata, il beato Duns Scoto, Gesù Cristo ha esercitato in lei l’atto di mediazione più eccelso, preservandola dal peccato originale.
Diceva il Santo Padre Giovanni Paolo II in una sua catechesi mariana: “A Maria, prima redenta da Cristo, che ha avuto il privilegio di non essere sottoposta neppure per un istante al potere del male e del peccato, guardano i cristiani, come al perfetto modello ed all’icona di quella santità, che sono chiamati a raggiungere, con l’aiuto della grazia del Signore, nella loro vita”.
Maria Immacolata ricorda a tutti i battezzati la perfezione della santità. La tutta santa è stata e continua a essere nella Chiesa la guida sicura che conduce alle alte vette della perfezione evangelica.

Assunzione della Madre di Dio

Quasi sintesi del meraviglioso mistero di Maria, il 1° novembre del 1950, Pio XII proclama solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria, con queste parole: “L’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di predestinazione, immacolata nella sua concezione, vergine illibata nella sua divina maternità, generosa socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli”.
Mentre per tutta l’umanità la risurrezione dei corpi avverrà alla fine dei tempi, per Maria, invece, tale evento si è realizzato già alla fine della sua vita terrena. Per cui il suo corpo è ora gloriosamente vivente in cielo accanto all’umanità gloriosa del suo Figlio Gesù Cristo. Precisa al riguardo il Santo Padre Giovanni Paolo II: “La condizione escatologica di Cristo e quella di Maria non vanno certo poste sullo stesso piano. Maria, nuova Eva, ha ricevuto da Cristo, nuovo Adamo, la pienezza di grazia e di gloria celeste, essendo stata risuscitata mediante lo Spirito Santo dal potere sovrano del Figlio”.
Il dogma dell’Assunzione non è certo una verità “scoperta” nel secolo scorso. La fede in Maria assunta in corpo e anima alla gloria del cielo, appartiene alla coscienza di fede della Chiesa sia in Oriente sia in Occidente sin dalle origini. Pio XII, con la proclamazione solenne di Maria Assunta, ha inteso annunciare solennemente a tutto il mondo la nobiltà e la dignità del corpo umano, mortificato, umiliato, avvilito e profanato in mille modi durante la seconda guerra mondiale da poco conclusa. Di fronte ai lager di Dachau e di Auschwitz, dove si era consumata la violazione più dissacrante del corpo umano, il “mistero dell’Assunzione proclama il destino soprannaturale e la dignità eccelsa di ogni corpo umano, chiamato dal Signore a diventare strumento di santità e a partecipare alla sua gloria”.

http://www.verginedegliultimitempi.com/dogmi_mariani.htm

https://sites.google.com/site/laverareligionecristiana/Home/immacolata-concezione-della-beata-vergine-maria

 

MARIA MADRE DI GESU’ VERA EBREA E VERA CRISTIANA

MARIA MADRE DI GESU’ VERA EBREA E   VERA CRISTIANA
 
 
Analisi di Martino Gerber, Giuliano Lattes e Simone Oren, studiosi biblisti
 
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Maria madre di Gesù, per conoscerla bene occorre cercarla nel Nuovo Testamento,
i Vangeli apocrifi parlano moltissimo di lei, ma non sono attendibili, essendo tardivi,
pieni di storie fantasiose, romanzati senza valore storico. I Vangeli gnostici citano poche volte
la madre i Gesù, poi sono di provenienza eretca. I Padri della chiesa raccontano molto della
madre di Gesù, attingendo dal Nuovo Testamento, e facendo loro proprie riflessioni, che sono
il nucleo basale da cui poi si è formata la Mariologia. Da non prendere nemmeno in considerazione
il Talmud ebraico, che risulta tardivo, e non affidabile per il tono anti-cristiano.
Dal Nuovo Testamento ricaviamo abbastanza notizie per poter affermare che Maria la madre di Gesù
è vera ebrea e vera cristiana.
Tutti i quattro Vangeli parlano di Maria, ed anche Atti, poi nei restanti libri del Nuovo Testamento,
non si parla più di lei, tranne un passo di Paolo; Galati 4: 4.
Per quanto riguarda l’Apocalisse alcuni teologi cattolici vi hanno visto citazioni riguardo Maria,
ma è solo personale interpretazione, l’Apocalisse è un libro che si presta a diverse interpretazioni,
essendo scritto con il linguaggio profetico-simbolico dell’Antico Testamento.
 
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Dei quattro Vangeli, Luca è quello che parla più di tutti della madre di Gesù, raccontando delle cose
straordinarie.
 
Il Vangelo di Marco è quello che parla meo di Maria, citandola solo in due passi.
Marco 3: 31-35
 3-31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. 32Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero:

 “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. 33Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”.

34Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli!

35Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”.

 

Marco 6: 3-Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone?

E le sue sorelle non stanno qui da noi?”.

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Vediamo ora le citazioni nel Vangelo di Giovanni, sono solo tre ma molto importanti.

Giovanni 2: 1-12

2-1Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. 4E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. 5La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”.

6Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. 9E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo 10e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. 11Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

12Dopo questo fatto, discese a Cafàrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni.

Giovanni 6: 42

6-42E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”.

Giovanni 19: 25-27

19-25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.

 26Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”.

27Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

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Passiamo al Vangelo di Matteo, qui troviamo importanti fatti riguardo Maria, il Vangelo di Matteo include l’infanzia di Gesù,

come anche il Vangelo di Luca. Vediamo che entrambi i Vangeli parlano della nascita miracolosa di Gesù, parlano di Giuseppe

sposo di Maria, di Betlemme, ma raccontano altre cose diverse uno dall’altro come ora vedremo.

Matteo 1: 15-25

1-15Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.

17La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.

18Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

22Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,

che significa Dio con noi. 24Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

Matteo 2:1-23

2-1Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. 3All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero
il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”.

9Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.

14Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.

16Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.

19Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino”. 21Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. 22Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: “Sarà chiamato Nazareno”.

 

Matteo dopo l Vangelo dell’infanzia cita soltanto altre due volte la madre di Gesù.

Matteo 12: 46-50

12-46Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli.

 47Qualcuno gli disse: “Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti”.

 48Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”.

49Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli;

50perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”.

Matteo 13: 53-56

13-53-Gesù partì di là 54e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva:

 “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? 55Non è egli forse il figlio del carpentiere?

Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56E le sue sorelle non sono tutte fra noi?

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Ora passiamo a Luca, il Vangelo che parla molto di Maria, e ci fa capire che Maria è una donna ebrea osservante e timorata di Dio,

una donna grande, la più grande del mondo, piena di grazie ed anche profetessa.

Maria era una fanciulla che viveva a Nazareth in Galilea, ma aveva parenti in Giudea, parenti molto osservanti della legge,

unfatti si tratta di una famiglia sacerdotale, due sposi  Elisabetta e il sacerdote Zaccaria,entrambi discendenti da famiglie sacerdotali.

Maria è cugina di Elisabetta, ma è anche sua amica e confidente, infatti Maria si reca da Elisabetta, per aiutarla durante la gravidanza,

Elisabetta è in attesa di un bambino, il più grande uomo nato da donna, Giovanni il Battista.

Luca 1: 26-45

1-26Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,

27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

 28Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

30L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

32Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

34Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35Le rispose l’angelo:

“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.

 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37nulla è impossibile a Dio“.

38Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

39In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.

 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce:

“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?

 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

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Ora attenzione, nel passo che segue, Maria rivela d’essere profetessa, a conoscenza della sua grandezza,

afferma la sua fedeltà a Dio, e al patriarca Abramo, e al suo popolo.

Luca 1: 46-56

1-46Allora Maria disse:

L’anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
50
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.

51Ha spiegato la potenza del suo
braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri
del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.

54
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,

55come aveva promesso
ai nostri padri,
ad Abramo e alla
sua discendenza,
per sempre”.

56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

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Nei passi seguenti vediamo la nacità di Gesù, e come Maria e Giuseppe, osservano la legge del Signore.

Luca 2: 1-40

2-1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.

2Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.

 4Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide,

 chiamata Betlemme, 5per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.

7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

8C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.

 Essi furono presi da grande spavento, 10ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:

11oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.

13E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:

14“Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama”.

15Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”.

16Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

 18Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

20I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

21Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

22Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele;

26lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.

27Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

29“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli,
32luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele”.

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre:

“Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,

 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.

38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

39Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.

 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

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Passano gli anni, Maria e Giuseppe crescono Gesù, ed essendo molto osservanti si recano ogni anno a Gerusalemme per la Pasqua.

Luca 2: 41-52

2-41I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza;

43ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.

44Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

48Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”.

49Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. 50Ma essi non compresero le sue parole.

51Partì dunque con loro e tornò a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

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Dopo il Vangelo dell’infanzia Luca cita Maria solo in due passi.

Luca 8: 19-21

8-19Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.

20Gli fu annunziato: “Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti”. 21Ma egli rispose:

“Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.

Luca 11: 27-28

11-27Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”.

28Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.

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Luca torna poi a parlare di Maria nel suo libro Atti degli Apostoli, dove incontriamo Maria non solo ebrea osservante,

ma ormai anche  vera cristiana, unita in preghiera con gli Apostoli.

Atti 1: 1-14

1Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio 2fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo,

egli fu assunto in cielo.

3Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio.

 4Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre “quella,

disse, che voi avete udito da me: 5Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni”.

6Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”. 7Ma egli rispose:

 “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, 8ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme,

 in tutta la Giudea e la Samarìa e fino agli estremi confini della terra”.

9Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. 10E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava,

 ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: 11“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo,

 tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.

12Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato.

 13Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo,

 Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. 14Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.

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Conclusione: Maria madre di Gesù è nata ebrea è poi è diventata cristiana, è vissuta osservando con timore le leggi divine,

in Maria non c’è difetto, ma solo grazia, è la benedetta fra tutte le donne, è stata degna di diventare la madre dell’Unigenito Figlio di Dio,

Gesù nostro Signore e Salvatore.

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Citazioni Bibbia di Gerusalemme

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MARIA NEI VANGELI DAL PRINCIPIO ALLA FINE

MARIA  NEI VANGELI DAL PRINCIPIO ALLA FINEMARIA NEI VANGELI DELL’INFANZIA DI GESU’

Maria madre di Gesù la incontriamo all’inizio dei Vangeli fino alla nascita della Chiesa Cristiana

Analisi di Martino Gerber e Giuliano  Lattes studiosi biblisti

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L’ANNUNCIAZIONE

Luca 1: 26-56

26Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

34Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37nulla è impossibile a Dio“. 38Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

39In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

46Allora Maria disse:

L’anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
50
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.

51Ha spiegato la potenza del suo
braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri
del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.

54
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,

55come aveva promesso
ai nostri padri,
ad Abramo e alla
sua discendenza,
per sempre”.

56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Matteo 1: 18-25

18Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

22Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,

che significa Dio con noi. 24Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

LA NASCITA DI GESU’

 

Luca 2: 1-38

1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

8C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. 13E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:

14“Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama”.

15Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. 16Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

20I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

21Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

22Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; 26lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

29“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli,
32luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele”.

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

 

LA VISITA DEI RE MAGI

Matteo 2: 1-23

1Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. 3All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero
il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele.

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”.

9Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.

14Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.

16Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.

19Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino”. 21Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. 22Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: “Sarà chiamato Nazareno”.

LA VITA A NAZARETH

Luca 2: 39-52

39Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

41I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; 43ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. 49Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. 50Ma essi non compresero le sue parole.

51Partì dunque con loro e tornò a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

 

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MARIA NEI VANGELI DELLA VITA PUBBLICA DI GESU’

MARIA INTERVIENE NEL PRIMO MIRACOLO PUBBLICO DI GESU’

Giovanni 2: 1-12

1Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. 4E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora”. 5La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”.

6Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. 7E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. 9E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo 10e gli disse: “Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”. 11Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

12Dopo questo fatto, discese a Cafàrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni.

GESU’ PARLA DI SUA MADRE

Matteo 12: 46-50

46Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: “Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti”. 48Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. 49Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; 50perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”.

Luca 11: 27-28

27Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. 28Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.

MARIA ACCANTO GESU’ CROCIFISSO

 

Giovanni 19: 25-27

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. 27Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

MARIA NEL CENACOLO

 

Atti 1: 13-14

 

13Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. 14Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.

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Citazioni Bibbia

“La Bibbia di Gerusalemme”


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